venerdì 10 agosto 2012

La lenta macchina del disamore


ROSARIO CASTELLANOSimage

DISAMORE

Mi vedo come si guarda attraverso un cristallo
o l’aria
o niente.

E allora ho capito: io non ero lì
né in nessun’altra parte
né sono mai stata né sarò.

Ed è stato come chi muore in un’epidemia,
non identificato, gettato
in una fossa comune.

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“La lenta macchina del disamore / gli ingranaggi del riflusso / i corpi che abbandonano i cuscini / le lenzuola i baci / e in piedi davanti allo specchio si domandano / ognuno a se stesso / e senza guardarsi / non nudi l’uno per l’altra / io non ti amo, / amore mio”: così scriveva Julio Cortázar del disamore, dell’amore che finisce e diventa nulla, senza neanche lasciare quasi le sue ceneri. La stessa sensazione di estraniamento, di perdita di identità, che prova la poetessa messicana Rosario Castellanos (1925-1974).

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JACK VETTRIANO, “HEARTBREAK HOTEL”

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche l'amore è un'arca / che salva dal diluvio della vita / ma a tempesta finita / non si sa mai la roba che si sbarca.

TRILUSSA

2 commenti:

Vania ha detto...

...dolorosa.

...devo dire che non mi piace la prima terzina :(....anche se è concatenata alla poesia...insomma...io non l'avrei scritta così.... "mi vedo come si guarda attraverso" ...ma non chiedermi come l'avrei scritta.:)

ciaoo Vania :)

DR ha detto...

però rende l'idea di estraneità di chi si guarda come da fuori, ma in realtà si guarda naturalmente dentro

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