giovedì 17 maggio 2012

Le mura del manicomio


ALDA MERINI

LA TERRA SANTA

Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch'io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c'era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.

Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso la messe,
la messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.

Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E dopo, quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.

Ma un giorno da dentro l'avello
anch'io mi sono ridestata
e anch'io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all'inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.

Le dune del canto si sono chiuse,
o dannata magia dell'universo,
che tutto può sopra una molle sfera.
Non venire tu quindi al mio passato,
non aprirai dei delta vorticosi,
delle piaghe latenti, degli accessi
alle scale che mobili si dànno
sopra la balaustra del declino;
resta, potresti anche essere Orfeo
che mi viene a ritogliere dal nulla,
resta o mio ardito e sommo cavaliere,
io patisco la luce, nelle ombre
sono regina ma fuori nel mondo
potrei essere morta e tu lo sai
lo smarrimento che mi prende pieno
quando io vedo un albero sicuro.

(da La Terra Santa, Scheiwiller, 1984)

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1965-1979: sono i lunghi anni in cui Alda Merini (1931-2009) entrò e uscì dall’ospedale psichiatrico “Paolo Pini” di Milano. La prima volta ve la portò il marito Ettore Carniti, dopo l’ennesima lite causata dal disagio psichico di Alda. Il “manicomio”, come lo chiamava lei, fu anche il luogo in cui la sua poesia tornò, dopo anni di silenzio e di incomunicabilità: “Non avrei potuto scrivere in quel momento nulla che riguardasse i fiori perché io stessa ero diventata un fiore, io stessa avevo un gambo e una linfa” e infatti il canto che sgorgò dal “Paolo Pini” era diverso dalle precedenti opere, l’ultima delle quali risaliva al lontano 1962. “Il manicomio è una grande cassa / di risonanza / e il delirio diventa eco / l'anonimità misura, / il manicomio è il monte Sinai, / maledetto, su cui tu ricevi / le tavole di una legge / agli uomini sconosciuta”. Così l’ospedale diventa il viaggio compiuto dagli Ebrei per raggiungere la Terra Promessa, un percorso per passare dall’inferno dell’esilio al paradiso della casa, della normalità. Non sarà così, purtroppo: anche il paradiso, il mondo esterno al “manicomio” è un altro inferno di dolori e debolezze, di passioni e di povertà, di miserie e difficoltà.

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche la follia merita i suoi applausi.
ALDA MERINI, Aforismi e magie

4 commenti:

Vania ha detto...

...i sentimenti a volte incompresibili/incompresi.

....colma di "storia" la poesia...alquanto difficile per me.
ciaoo Vania

DR ha detto...

una poesia biblica e coraggiosa di Alda...

Adriana Nani ha detto...

Mi piace tanto leggere il tuo blog, semplicemente motivante, anche perché la poesia è una della mia lettura preferita! Grazie mille, per tutto.

Ciao
Adriana

DR ha detto...

Grazie, Adriana. La mia unica gratificazione sono commenti il tuo: significano che il lavoro e la passione che ci sono dietro al blog non sono vani, ma hanno una loro destinazione...

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