lunedì 14 maggio 2012

La sera

 

JANE KENYON

CHE SCENDA LA SERA

Che la luce del tardo pomeriggio
brilli attraverso le fenditure del granaio, scalando
le balle di fieno quando il sole si abbassa.

Che il grillo cominci a strimpellare
come una donna che prenda i ferri
e il suo filato. Che scenda la sera.

Che la rugiada si raccolga sulla zappa abbandonata
nell’erba alta. Che appaiano le stelle
e la luna scopra il suo corno d'argento.

Che la volpe torni alla sua tana sabbiosa.
Che cada il vento. Che nel fienile
entri l’oscurità. Che scenda la sera.

Per la bottiglia nel fosso, per la pala
nell’avena, per l’aria nei polmoni
che scenda la sera.

Che scenda, sia come sia, e non
avere paura. Dio non ci lascia
senza conforto, e allora che scenda la sera.

(da Otherwise: New & Selected Poems, 1996)

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L’intima semplicità dei versi di Jane Kenyon (1947-1995), poetessa americana, risalta anche da questa poesia: l’emozione diventa pacato abbandono più che fatalismo, si trasforma in una fiduciosa accettazione del destino – Jane Kenyon la scrisse per un amico malato di cancro, il pastore Jack Jensen, ed è chiaro a tutti quale sia la sera che sta per cadere, invocata come un termine all’umana sofferenza, come un’oscurità in cui ogni cosa ritrova la sua pace.

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FOTOGRAFIA © MATAMU

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LA FRASE DEL GIORNO
O stanco dolore, riposa! / La nube nel giorno più nera / fu quella che vedo più rosa / nell'ultima sera
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GIOVANNI PASCOLI, Canti di Castelvecchio

4 commenti:

Vania ha detto...

....un canto questa poesia...nel termine più bello del termine.

..l'accostamento della foto è grandioso.

ciaoo Vania

Vania ha detto...

...nel senso più bello del termine...
..mi sono sbagliata.

DR ha detto...

un canto, una nenia cui abbandonarsi

Gianpiero De Tomi ha detto...

E' un canto di morte,si sente nel tono degli utimi versi. Ma non per questo meno coinvolgente, perchè insita nella percezioni degli eventi naturali, che sembrano rientrare e chiudere quel cerchio della giornata trascorsa, vi è un margine più grande, un altra circonferenza il cui capo, si deve infine collegare all'altro, ovvero quel mistero dell'inizio e della fine dell'esistenza.

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