martedì 10 aprile 2012

Una stanca disillusa folaga

 

DINO BUZZATI

CANZONETTA IN FORMA DI

 

                                    una
                                     stanca
                                      disillusa
                                folaga  che   batte
                                 l'ali sull'acquitrino
                               del  41  dicembre  lunga
                              lunga  notte tu  dicevi che
                                saresti venuta quel  giorno
                              o quell'altro, giuravi e invece!                       con la  mia
                            Così le ho date da  portare a questo                   solita ingenuità!
capriccioso uccello certe parole per lei che sono però poco leggibili  perché  nascoste sotto le piume. Ma
il volatile pianta grane, il volatile si attarda, zoppica qua e là, si posa,si addormenta perfino e ronfa.
delle maledette               Io lo sgrido, lo supplico, lo frusto
grane                            lo frusto sulle ali,forte, forte
                                    nella speranza si riscuota
                                 e corra e si precipiti. Ma
                                  è stanco, dice che no
                                che no. Tutto inutile
                               amore  mio. Adieu.
                                 (Un'ala lunga
                                  l'altra più
                                      corta
                                      sì).

 

(da Le poesie, Neri Pozza, 1982)

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La genialità di Dino Buzzati (1906-1972) si espresse in vari modi: lo scrittore di racconti meravigliosi, il romanziere del Deserto dei Tartari è noto a tutti. Ma Buzzati era altresì un valente pittore e illustratore: il Poema a fumetti, La famosa invasione degli orsi in Sicilia, I miracoli di Val Morel sono degli esempi di come sapesse coniugare la letteratura con l’arte. Qui invece non ci sono disegni a commento: la poesia stessa è l’illustrazione. Si tratta naturalmente di un esempio di poesia visiva come già ne scrissero Guillaume Apollinaire e Corrado Govoni. Il testo diventa forma, si dispone a rappresentare una folaga – “capriccioso uccello” – preso a messaggero dei tormenti d’amore del poeta.

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DINO BUZZATI, “RAGAZZA CHE PRECIPITA”, 1962

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LA FRASE DEL GIORNO
C’è un sistema semplicissimo e pratico per stabilire se una poesia è vera poesia: leggetela distrattamente, meccanicamente, senza il minimo sforzo, addirittura pensando ad altro. Se è poesia di quella buona, state pur certi che qualcosa vi entrerà nel cervello, vi toccherà come una punta.
DINO BUZZATI, In quel preciso momento

2 commenti:

Vania ha detto...

...io direi più che poesia questa è un "tormento".

...da quello che ho captato vuole plasmare il suo dire/pensiero.

ciaoo Vania

DR ha detto...

è tipica delle angosce che formano gran parte dei racconti e dei romanzi di Buzzati. E in amore, lo scrittore bellunese, soffrì non poco...

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