lunedì 2 aprile 2012

Pioggia a Roma

 

GIORGIO VIGOLO

DILUVIO

Mi coglie lo scroscio dirotto
a mezzogiorno sul ponte:
dintorno la città - chiese e palazzi -
si scioglie in fumo e non si vede più.
 
Anche quell’ultima cupola spare.
 
Rimasto solo è il ponte,
tagliato dalle sponde,
sospeso in alto in alto fra le nuvole
con le sue statue d’angioli grondanti.
 
Ma mentre la città mi si cancella
nel fumante diluvio
dentro la nube uno spiraglio ride
verso uno sfondo di monti sereni:
e dietro un vetro limpido e sottile
l’ultima pioggia un praticello splende
avvicinato in quell’umida lente.
 
Fuori di porta è già tornato il sole.

(da Canto fermo, 1931)

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Roma. La Roma di ponti sul Tevere e palazzi barocchi, di chiese dalle facciate piene di statue protagonista delle poesie di Giorgio Vigolo (1894-1983) non come un paesaggio, come una scenografica quinta davanti alla quale si svolge la vita, ma come entità viva e pulsante. Qui è uno scroscio di pioggia a mostrare la sua faccia, a rivelarne l’anima – e Città dell’anima non a caso è il titolo di una sua raccolta del 1923 – prima sconvolta dalla nube temporalesca e poi riaccesa di speranza con il ritorno del sole. E il poeta può continuare a passeggiare per la amatissima Roma “trasognato e felice / per viucole antiche”.

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Roma

ELABORAZIONE GRAFICA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Nulla è più bello al mondo / che quando si comunica, / e coi ciottoli, gli uccelli, i fili d'erba  si trova una comune lingua.
GIORGIO VIGOLO, Fantasmi di pietra

2 commenti:

Vania ha detto...

...essere quindi primi protagonisti della scena...con tutti i suppellettili :))

...geniale.:)
ciaoo Vania

DR ha detto...

poi a Roma viene più facile essere protagonisti, con tanta bellezza

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