martedì 14 febbraio 2012

Una poesia d’amore

 

ANTONIA POZZI

L’ALLODOLA

Dopo il bacio – dall'ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d'estate
all'alba
su sconfinate
distese di grano.
Ed il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.

25 agosto 1933

(da Parole, 1939)

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Una poesia d’amore per San Valentino, l’amore felice che si presuppone sia quello festeggiato oggi. L’amore che non ha confini e non ha limiti, che travalica gli ostacoli che gli altri pongono sul suo cammino – ho detto più volte che questo tipo d’amore è “egoismo in due”, ovvero chiudere fuori il mondo e vivere l’intensità del sentimento, la sua felicità di endorfine che sappiamo limitata nel tempo. Così fu per Antonia Pozzi, (1912-1938), della quale ieri abbiamo celebrato il centenario: alla fine anche per quell’amore osteggiato e per la delusione di essere rimasta la sola a tenerne viva la fiamma, si ucciderà. Qui, nell’estate del 1933, la troviamo ventunenne e spensierata, viva di quell’amore capace di “misurare la serenità”.

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LEONID AFREMOV, “RAINY KISS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Davvero l'Amore è una cosa meravigliosa. È più prezioso degli smeraldi e degli splendidi opali. Perle e granati non possono comprarlo, e non è in vendita sulla piazza del mercato. Non possono acquistarlo i mercanti né pesarlo le bilance dell'oro.
OSCAR WILDE, L’usignolo e la rosa

4 commenti:

Vania ha detto...

...mi scuserai ma quoto Today la frase del giorno e la foto di questo colorato conosciuto pittore.:))
ciaooo Vania

Federica ha detto...

Per me è San Valentino tutto l'anno... e mi auguro lo sia anche per voi!
Federica

Marco ha detto...

Bella la poesia: fresca e gioiosa istantanea del giorno di san Valentino.

La memoria corre al ‘Mito dell’Androgino’ riportato nel Simposio di Platone.
Gli esseri primevi, in sé completi, vengono crudelmente divisi in due dagli dei affinché, l’indebolita interezza, rafforzi in loro il desiderio di adorazione delle divinità.
“Ognuno di noi è dunque la metà di un umano resecato a mezzo com’è al modo delle sogliole: due pezzi da uno solo; e però sempre è in cerca della propria metà.”

Marco

DR ha detto...

l'altra metà della mela... ne avevo parlato qualche mese fa a proposito di una poesia di Tove Ditlevsen

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