domenica 5 febbraio 2012

Quel che resta


MANUEL ALEGREimage

UN PROFUMO DI NARDO

In verità ti dico: Non
mi aspetto l’eternità. E so
che nessun verso vince la morte.

Cerco appena un segno
un ritmo che mi ridia
l’impercettibile respiro della terra.

Forse i capelli di Maria
sorella di Marta
che m’asciugano i piedi.

Perché tutte le poesie sono mortali
e quel che resta è forse
un profumo di nardo. E niente più.

(da Livro do portugués errante - Traduzione di Giulia Lanciani)

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Ecco che torna la domanda: che cosa resterà delle poesie? Se la pone il portoghese Manuel Alegre (Águeda, 1936), poeta, scrittore e politico. E si avvale di un episodio del Vangelo di Giovanni (12, 1-3): “Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento”. Ecco quello che resta delle poesie: un sentore diffuso, un’ombra leggera, un senso di bellezza che è apparso almeno per un poco in questo mondo.

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image

JAN VERMEER, “CRISTO NELLA CASA DI MARTA E MARIA”

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LA FRASE DEL GIORNO
[La poesia] offre una relazione tra mistero e mistero.
MANUEL ALEGRE, Poesia, n. 255, dicembre 2010

3 commenti:

Vania ha detto...

...sono andata alla scoperta di poche "goccie essenziali" per capire cos'era il nardo.:))

...bello questo post.
ciaooo Vania

DR ha detto...

mi piacciono i post che "contaminano" generi e che fanno riferimento ad altro (musica, letterature, storia, o Bibbia o Vangelo che sia), ogni tanto ne piazzo uno...

Vania ha detto...

...gocce !!!:))

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