venerdì 27 gennaio 2012

Wstawàc!

 

PRIMO LEVI

ALZARSI

Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finché suonava breve sommesso
Il comando dell’alba:
    “Wstawàc”:
E si spezzava in petto il cuore.

Ora abbiamo ritrovato la casa,
il nostro ventre è sazio,
abbiamo finito di raccontare.
È tempo. Presto udremo ancora
Il comando straniero:
    “Wstawàc”.

11 gennaio 1946

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“Meditate che questo è stato: / Vi comando queste parole” scrisse Primo Levi (1919-1987) nella Shemà posta ad epigrafe di Se questo è un uomo. Dovremmo meditarlo sempre, e non soltanto nella Giornata della Memoria, scelta in concomitanza con l’anniversario della liberazione del campo di Auschwitz, ma tant’è. “Meditate che questo è stato” ci dice Levi anche attraverso i versi di Alzarsi – Wstawàc è l’ordine della sveglia dato dalle guardie del campo in polacco – poesia che si può ritrovare anche nella Tregua.  Meditate che quell’incubo che ogni mattino ci strappava ai sogni del ritorno, della casa, della famiglia, del cibo, se voi dimenticate, un giorno potrà ritornare per voi, per i vostri figli o per i vostri nipoti.

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FOTOGRAFIA © TULIO BERTORINI / FLICKR

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LA SCOPERTA DI UN LAGER NAZISTA ABBANDONATO IN “BAND OF BROTHERS”, 2001 © HBO

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LA FRASE DEL GIORNO
Essi popolano la mia memoria della loro presenza senza volto, e se potessi racchiudere in una immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia di pensiero.
PRIMO LEVI, Se questo è un uomo

1 commento:

Vania ha detto...

"...cosa ci costringono a vedere e cosa ci costringiamo a vedere nella vita.....senza poter scappare"
ciao Vania

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