martedì 10 gennaio 2012

Il tramonto in una tazza


EMILY DICKINSON

PORTAMI IL TRAMONTO IN UNA TAZZA

Portami il tramonto in una tazza
conta le anfore del mattino
le gocce di rugiada.
Dimmi fin dove arriva il mattino -
quando dorme colui che tesse
d'azzurro gli spazi.

Scrivimi quante sono le note
nell'estasi del nuovo pettirosso
tra i rami stupefatti - quanti passetti
fa la tartaruga -
Quante coppe di rugiada beve
l'ape viziosa.

E chi gettò i ponti dell'arcobaleno,
chi conduce le docili sfere
con intrecci di tenero azzurro.
Quali dita congiungono le stalattiti,
chi conta le conchiglie della notte
attento che non ne manchi una.

Chi costruì questa casetta bianca
e chiuse così bene le finestre
che non riesco a vedere fuori.
Chi mi farà uscire con quanto mi occorre
in un giorno di festa
per volare via - in pompa magna.

.

Bring me the sunset in a cup -
Reckon the morning's flagons up
And say how many Dew -
Tell me how far the morning leaps -
Tell me what time the weaver sleeps
Who spun the breadths of blue!

Write me how many notes there be
In the new Robin's extasy
Among astonished boughs -
How many trips the Tortoise makes -
How many cups the Bee partakes,
The Debauchee of Dews!

Also, who laid the Rainbow's piers,
Also, who leads the docile spheres
By withes of supple blue?
Whose fingers string the stalactite -
Who counts the wampum of the night
To see that none is due?

Who built this little Alban House
And shut the windows down so close
My spirit cannot see?
Who'll let me out some gala day
With implements to fly away,
Passing Pomposity?

(da Poesie – Traduzione di Bruna Dell’Agnese)

.

È arcinota la sensibilità di Emily Dickinson (1830-1886), poetessa americana che un giorno del 1856 decise di estraniarsi dal mondo e di chiudersi nella sua stanza ad Amherst, nel Massachusetts,  a inseguire, tutta vestita di bianco, le sue fantasie poetiche. Sensibilità che deflagra qui nella lunga serie di domande che vertono sui misteri dell’universo, sui cicli naturali: tenere il tramonto in una mano sarebbe comprendere finalmente il senso arcano dell’essere, cogliere la chiave di lettura di ogni cosa. Non è possibile, naturalmente, e resta solo la poesia come mezzo per uscire da quella stanza e volare liberi nel cielo sconfinato con la grazia del pettirosso e dell’ape.

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image

LEONID AFREMOV, “GOLD SUNSET”

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LA FRASE DEL GIORNO
Per fare un prato bastano / un trifoglio, un'ape, / un trifoglio, un'ape / e un sogno. / Può bastare il sogno / se le api sono poche.
EMILY DICKINSON, Poesie

4 commenti:

Vania ha detto...

...interessante questa poesia...un'ancora di salvezza..come la frase del giono.

...la foto/dipinto ...mi piace...come sai...ma non lo vedo (io) abbinato...ci voleva qualcosa di più soft.

ciaooo da una criticona.:))
Vania

DR ha detto...

quello è un tramonto che deborda dalla tazza...
hai ragione, Vania, ma sai quanto difficile sia trovare ogni giorno l'immagine giusta... dovrei mettermi a disegnare!

:-)

Vania ha detto...

...vorrà dire che ti perdono ...e tu perdona me.:)

ciaoooo Vania

Federica ha detto...

Emily, cara Emily...
Federica

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