martedì 24 gennaio 2012

Ascoltando la notte

 

LIBERO DE LIBERO

E QUESTI SONO I TERRITORI

E questi sono i territori
della notte, e questo è l'ulivo
dove il passero piega
sul chiarore del canto,
e quest'ombra di foglie
mi colma e di vento.
Solo al fiume mi siedo
con armenti di roccia
e mansueti orizzonti,
e nel suo oscuro splendore
sento il corpo terreno
alle radici estinto.
Ascoltando la notte percorro paesi,
e quanti, incontro all'alba.

(da Solstizio, Quaderni di Novissima, 1934)

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Libero De Libero (1903-1981), poeta ciociaro molto legato alla sua terra, “il solito ragazzo nutrito con schiaffi fette di pane e libri d’ogni specie che, un giorno, scrive una poesia e se ne vergogna più che d’un grosso peccato, poi da giovane ci riprova e si vergogna di meno, ma da uomo ha continuato senza grossi scrupoli”, è una figura molto particolare nel Novecento italiano: non a caso i critici vedevano in lui una specie di “Rimbaud nostro” – parola di Alberto Savinio – o un Valéry meno doloroso – l’opinione di Carlo Bo. Qui troviamo De Libero davanti a una notte sul fiume: di fronte alle immagini quasi surrealiste, soprattutto quella delle rocce affioranti che nel buio sembrano un gregge, emerge quella caratteristica che di lui colse un altro grande poeta, Alfonso Gatto: “Una sorta di misticismo non naturalistico ma terriero, quasi contadinesco…”

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VINCENT VAN GOGH, “STERRENNACHT BOVEN DE RHONE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non importa essere grandi poeti, ma poeta che deve raccontare le proprie radici; la vita della sua gente.
LIBERO DE LIBERO

1 commento:

Vania ha detto...

...a mio avviso una cronaca puntigliosa e soggettiva....una cronaca/narrazione.

...bello il dipinto non lavevo mai visto.:)

ciaoo Vania

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