martedì 1 novembre 2011

Altre poesie per novembre


“Addio sorrisi dell'albe rosate, / Addio tramonti che d'oro parete! / Novembre porta le tristi giornate / E delle nebbie la bigia quïete!” scriveva sul finire dell’800 Olindo Guerrini: è il grigio a dominare questo tempo dell’anno, il cielo, le nebbie, le penombre del giorno breve. È tempo in cui la natura riposa e il cuore si dispone al ricordo. Così il poeta spagnolo Antonio Machado (1875-1939) descrive una sera autunnale nelle campagne tagliate dal Guadalquivir con il cuore gonfio di malinconia e di solitudine. Mario Luzi (1914-2005), mentre i contadini bruciano le stoppie e arano e pensano a riparare gli attrezzi per l’inverno, pensa invece ai defunti, che si commemorano in questo principio di mese: “Las animas” è il nome dato dagli spagnoli alla solennità del 2 novembre.

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ANTONIO MACHADO

STRADE

Della città moresca
dietro le vecchie mura
io contemplo la sera silenziosa,
solo con la mia ombra e la mia pena.

Il fiume va scorrendo
tra giardini in penombra
e tra grigi oliveti,
per le liete campagne di Baeza.

Hanno le viti pampini dorati
sopra i ceppi rossastri.
Guadalquivir, come una daga infranta,
lampeggia discorrendo in mille luci.

Lontano, i monti dormono
avvolti nella nebbia,
nebbia materna dell'autunno; alleviano
le rozze moli il peso della pietra
in questa mite sera di novembre,
sera religiosa, viola e lilla.

Le vizze foglie
degli olmi della strada ha scosso il vento
alzando in rosei vortici
la polvere dal suolo;
ecco, sale la luna
livida, ansante e piena.

Le candide stradette
s'incrociano e dilungano,
cercando della valle e della sierra
i casali dispersi.
Strade dei campi...
Ahi! più non posso camminar con lei!

(da Campos de Castilla, 1912)

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MARIO LUZI

LAS ANIMAS

Fuoco dovunque, fuoco mite di sterpi, fuoco
sui muri dove fiotta un’ombra fievole
che non ha forza di stamparsi, fuoco
più oltre che a gugliate sale e scende
il colle per la sua tesa di cenere,
fuoco a fiocchi dai rami, dalle pergole.

Qui né prima né poi nel tempo giusto
ora che tutt’intorno la vallata
festosa e triste perde vita, perde
fuoco, mi volgo, enumero i miei morti
e la teoria pare più lunga, freme
di foglia in foglia fino al primo ceppo.

Da’ loro pace, pace eterna, portali
in salvo, via da questo mulinare
di cenere e di fiamme che s’accalca
strozzato nelle gole, si disperde
nelle viottole, vola incerto, spare;
fa’ che la morte sia morte, non altro
da morte, senza lotta, senza vita.
Da’ loro pace, pace eterna, placali.

Laggiù dov’è più fitta la falcidia
arano, spingono tini alle fonti,
parlottano nei quieti mutamenti
da ora a ora. Il cucciolo s’allunga
nell’orto presso l’angolo, s’appisola.

Un fuoco così mite basta appena,
se basta, a rischiarare finché duri
questa vita di sottobosco. Un altro,
solo un altro potrebbe fare il resto
e il più: consumare quelle spoglie,
mutarle in luce chiara, incorruttibile.

Requie dai morti per i vivi, requie
di vivi e morti in una fiamma. Attizzala:
la notte è qui, la notte si propaga,
tende tra i monti il suo vibrìo di ragna,
presto l’occhio non serve più, rimane
la conoscenza per ardore o il buio.

(da Onore del vero, 1957)

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ANDREW WYETH, “NOVEMBER FIRST”

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LA FRASE DEL GIORNO
Oh qual caduta di foglie, gelida, / continua, muta, greve, su l'anima! / io credo che solo, che eterno, / che per tutto nel mondo è novembre.

GIOSUE CARDUCCI, Odi barbare

2 commenti:

Vania ha detto...

..non ho letto le poesie...ho letto solo l'introduzione.

..ieri sera uscivamo in macchina erano le 21.00 circa ...dall'auto gurdavo fuori dal finestrino ....ho visto un trattore che arava...cioè solo i fanali..in un campo buio totale.

..le leggerò.
ciaoo Vania

DR ha detto...

novembre, dalle nostre parti, è così...

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