sabato 17 settembre 2011

Luna, illumina il suo corpo


FILODEMO

NOTTURNA BICORNE APPARI, SELENE

Notturna bicorne appari, Selene
amica delle veglie, appari entrando
dalle finestre spalancate e illumina
la dorata Callìstio. Può una dèa
guardare senza invidia
ciò che fanno gli amanti. Tu Selene
stimi felici noi due; ma lo so,
per Endimione bruciò anche il tuo cuore.

(da Antologia Palatina, V, 123 – Traduzione di Salvatore Quasimodo)

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Filodemo nacque nella città ellenistica di Gàdara, l’odierna Umm Qais, in Giordania, nel 110 avanti Cristo. Da lì le strade della vita lo portarono a Roma dove, da filosofo epicureo, entrò nella cerchia della nobiltà romana grazie al suocero di Cesare, Lucio Calpurnio Pisone Cesonino. Visse a lungo nella capitale dell’Impero e nella bella Villa dei Papiri, proprietà dei Pisoni ad Ercolano, dove morì nel 40 o nel 35 avanti Cristo. Filodemo era filosofo epicureo più che poeta: i versi sono dunque come le nugae di Catullo, sciocchezze considerate svago così da non compromettere l’atarassia del sapiente. Ma nella loro leggerezza, gli epigrammi di Filodemo risultano comunque apprezzabili, anche per la moderna traduzione di Salvatore Quasimodo: è il caso di questa preghiera alla luna, perché sorga a illuminare attraverso le finestre il corpo di Callìstia. Una poesia d’amore, ma di un amore capriccioso e futile, quello per le etère, influenti cortigiane libere e colte che fornivano non solo sesso ma anche compagnia e cultura. Un amore nel segno del carpe diem (e Orazio, come Virgilio, era tra i grandi amici di Filodemo) e del più presto godere epicureo.

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PIERRE-AUGUSTE RENOIR, “DONNA CHE DORME”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non è l'altezza né la notte e la sua luna o gli infiniti che si offrono alla vista è la memoria e le sue vertigini
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OCTAVIO PAZ, Versante Est

2 commenti:

Vania ha detto...

...per me è diffile da leggere per fortuna l'hai spiegata.

.... secondo me è una poesia/riflessione.
ciaooo Vania

DR ha detto...

Per curiosità e per paragone, propongo anche una traduzione più "classica", quella di Filippo Maria Pontani:

Astro notturno a due corni, amico delle veglie festive / che appari attraverso le finestre, illumina con la tua luce / la splendente Callistio: gli amanti non possono / non farsi vedere agli occhi degli immortali. / Tu celebri la nostra felicità, lo so bene; / anche la tua anima Endimione l'accese

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