martedì 26 luglio 2011

Talete e il mulo

 

CLAUDIO ELIANO

LA NATURA DEGLI ANIMALI, VII, 42

Talete di Mileto riuscì a rendere vano il proposito malvagio di un mulo grazie alla sua portentosa sagacia. Un giorno un mulo stava portando un carico di sale; mentre attraversava un fiume, fece accidentalmente uno scivolone e finì gambe all’aria. Il sale naturalmente si inzuppò d’acqua e si sciolse, con grande sollievo del mulo, che si sentì alleggerire del carico. Avendo così intuito quale differenza ci fosse tra il sopportare una fatica ed esserne privi e traendo insegnamento per il futuro dalla fortunata circostanza in cui si era venuto involontariamente a trovare, riuscì di nuovo a provocarla a bella posta. Poiché non era possibile per il mulattiere condurlo per un’altra strada, evitando il passaggio del fiume, costui consultò Talete: dopo averlo ascoltato, egli ritenne che quel mulo così malizioso dovesse essere punito con un sottile espediente e così consigliò al mulattiere di sostituire il carico di sale con uno di spugne e di lana. Il mulo, ignaro di questa sostituzione, ripeté, come il solito, lo scivolone e così facendo inzuppò d’acqua il carico; capì allora che il trucco si era risolto a suo svantaggio e da quel momento in poi, attraversando il fiume, stette ben attento a dove metteva le zampe e a non recar danno al sale che portava.

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Il mondo animale è protagonista del trattato di Claudio Eliano, scrittore scientifico latino che però usava la lingua greca, personaggio eminente del circolo romano di Giulia Domna, moglie dell’imperatore Settimio Severo, attivo dunque negli anni a cavallo tra I e II secolo dopo Cristo. È un trattato che assomma osservazioni reali sulla vita degli animali e fantasiose dicerie, che mischia zoologia e fantasia, proponendo un bestiario che va dalla murena e dal coccodrillo a esseri di pura invenzione come la fenice, il grifone e il basilisco. Ma la caratteristica principale che fa da filo rosso per tutta la narrazione di Eliano è la classificazione degli animali secondo il loro temperamento: sono umanizzati, assumono caratteristiche spesso virtuose – la sapienza delle api e degli elefanti, la giustizia delle formiche, la fedeltà dei colombi, la temperanza dei cervi – e talvolta fraudolenta, come nel caso di questo mulo “furbetto”. L’apologo serve naturalmente da ammaestramento: è un invito a non prendere scorciatoie che ci agevolino la vita a danno degli altri, a rispettare l’onestà, e infine a renderci conto dei nostri errori una volta che il nostro comportamento è stato scoperto e punito, in modo da non ricadere nella colpa. Qui viene fuori l’anima di filosofo stoico di Eliano, seguace sui generis della Stoà: considera secondo la dottrina gli animali esseri inferiori all’uomo, salvo discostarsi da questa convinzione quando la pietà, la simpatia o l’ammirazione lo commuovono. Un’ultima notazione: nell’antichità i maitre à penser erano i filosofi come Talete di Mileto (VII secolo avanti Cristo) e ad essi ci si rivolgeva per essere consigliati; oggi il “faro” sembra essere la televisione. O tempora o mores

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Immagine © Tojam

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LA FRASE DEL GIORNO
Le bestie non sono così bestie come si pensa.
MOLIÈRE, Anfitrione

1 commento:

Vania ha detto...

...che meraviglia questo racconto...lo terrò a mente...sperando di avere una memoria da elefante.
ciaooo Vania

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