domenica 10 luglio 2011

La poesia cerca risposte

 

TITOS PATRIKIOS

I SIMULACRI E LE COSE

Non ci aspettavamo che accadesse di nuovo
eppure è di nuovo nero come la pece il cielo,
partorisce mostri di oscurità la notte,
spauracchi del sonno e della veglia
ostruiscono il passaggio, minacciano, chiedono riscatti.
Non temere Lestrigoni e Ciclopi...
non temere, diceva il poeta,
ma io temo i loro odierni simulacri
e soprattutto quelli che li muovono.

Temo quanti si arruolano per salvarci
da un inferno che aspetta solo noi,
quanti predicano una vita corretta e salutare
con l'alimentazione forzata del pentimento,
quanti ci liberano dall'ansia della morte
con prestiti a vita di anima e corpo,
quanti ci rinvigoriscono con stimolanti antropovori
con elisir di giovinezza geneticamente modificata.

Come una goccia di vetriolo brucia l'occhio
così una fialetta di malvagità
può avvelenare innumerevoli vite,
"inesauribili le forze del male nell'uomo"
predicano da mille parti gli oratori,
solo che i detentori della verità assoluta
scoprono sempre negli altri il male.
"Ma la poesia cosa fa, che cosa fanno i poeti"
gridano quelli che cercano il consenso
su ciò che hanno pensato e deciso,
e vogliono che ancora oggi i poeti
siano giullari, profeti o cortigiani.
 
Ma i poeti, nonostante la loro boria
o il loro sottomettersi ai potenti,
il narcisismo o l'adorazione di molti,
nonostante il loro stile ellittico o verboso,
a un certo punto scelgono, denunciano, sperano,
chiedono, come nell'istante cruciale
chiese l'altro poeta:
più luce.
E la poesia non riadatta al presente
la stessa opera rappresentata da anni,
non salmeggia istruzioni sull'uso del bene,
non risuscita i cani morti della metafisica.
Passando in rassegna le cose già accadute
la poesia cerca risposte
a domande non ancora fatte.

(da La resistenza dei fatti, Crocetti, 2007 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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“Non temere Lestrigoni e Ciclopi, non temere” scriveva Kavafis in Itaca e intendeva non temerli nel viaggio che è la vita. Titos Patrikios (Atene, 1928), poeta greco, non è d’accordo: lo sa che la storia si ripete e che la malvagità muta forma e luogo per riapparire. Sepolto il secolo breve con l’illusione di una nuova pace, ecco ad esempio l’11 settembre e tutto ciò che ne è derivato. E come si pone la poesia di fronte al mondo, di fronte alla storia? Non si sottomette, non si lascia recintare, ma prova a percorrere nuove strade, prova a trovare in altro modo la via della conoscenza: perché la poesia è la lanterna che illumina la notte e, portata avanti a noi, riesce a illuminare almeno una parte del tragitto, per quanto infinitesima essa sia.

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I Lestrigoni in un affresco della Casa di Via Graziosa a Roma

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è sempre più di attualità perché rappresenta il massimo della speranza, dell'anelito dell'uomo verso il mondo superiore.
ANDREA ZANZOTTO, Avvenire, 15 febbraio 2011

2 commenti:

Vania ha detto...

...che poi penso...che se la "strada" fosse diritta...sai che Noia.
...e allora vincitori o vinti ...viva i Poeti :)
ciaooo Vania

DR ha detto...

sempre pronti a illuminare la strada con il lume della poesia

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