mercoledì 13 luglio 2011

Il mare che urla


 

JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

BIMBO SUL MARE


Il mare che urla, illuminato un attimo
nel suo folle disordine
dal verde lampo violento,
mi turba.

Il bimbo che, qui accanto,
parla, dolce e tranquillo,
nel lume della lampada soave
che, nel silenzio pauroso
della nave, fa isola;
il bimbo che domanda e che sorride,
le fresche guance imporporate e
nei neri occhi solo affetto e pace,
mi rasserena.

Cuore piccolo e puro,
più grande del mare, più forte
nel lieve battito del mare senza fondo,
di ferro, freddo, ombra e grido!
Oh mare, mare vero:
è attraverso di te che vado –  anima,
grazie! – verso l’amore!


(da Diario di poeta e mare, 1917)

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Ho già raccontato la storia di Diario di poeta e mare, l’opera pubblicata da Juan Ramón Jiménez nel 1917: in breve, nel gennaio del 1916 il poeta andaluso parte in piroscafo dalla Spagna per inseguire Zenobia, la donna della sua vita, e convincerla a sposarlo. Ci riuscirà il 2 marzo, nella cattedrale di Saint Stephen, a New York. Ma a quei tempi lungo era il viaggio alla volta degli Stati Uniti, circa un mese, e lo testimonia la raccolta: qui Jiménez coglie un momento di sconforto, di paura, durante una tempesta. È il tranquillo candore di un bambino a rianimarlo, a infondergli coraggio. E si delinea la funzione del mare come mezzo per ottenere lo scopo: la traversata è un’altra prova dell’amore per Zenobia.

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Affiche © C.ie G.le Transatlantique

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LA FRASE DEL GIORNO
Mare, cielo ribelle caduto giù dai cieli!
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Diario di poeta e mare

1 commento:

Vania ha detto...

...molta bella.

...appigli ...in questo caso un "solido/bel" appiglio.
ciao Vania

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