giovedì 30 giugno 2011

Czeslaw Miłosz


Ricorre oggi il centenario della nascita di Czeslaw Miłosz, poeta polacco naturalizzato statunitense, Premio Nobel per la Letteratura nel 1980. Nacque infatti il 30 giugno 1911 a Szetejnie, ora in territorio lituano.  Poeta, ma anche saggista e traduttore: nel 1953 pubblicò La mente prigioniera, denuncia della passività degli intellettuali polacchi – ma anche dei francesi marxisti conosciuti a Parigi –  di fronte al totalitarismo staliniano; nel 1977 La terra di Ulro, riflessione sulla poesia e sull’attività dello scrittore; nel 1998 Il cagnolino lungo la strada, autobiografia con aforismi e poesie. Una voce contro i totalitarismi: si dichiarava amico di antifascisti come Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone e i suoi versi vennero trascritti nelle piazze dagli operai di Solidarnosc per onorare i lavoratori uccisi dal regime comunista nel 1981. Intanto Miłosz insegnava poesia in California e scriveva i suoi versi ispirati da Simone Weil, Selma Lagerlof, William Blake, Emanuel Swedenborg. Un cattolico praticante attirato dagli eretici… Tornato in patria dopo la caduta del regime, morì a Cracovia il 14 agosto 2004. Aveva 93 anni.

Così Lars Gyllensten, membro dell’Accademia Svedese, presentò l’autore in occasione del discorso per la premiazione: “Il mondo che Milosz ritrae in poesia e in prosa, nelle opere e nei saggi, è il mondo in cui l'uomo vive dopo essere stato cacciato dal paradiso. Ma il paradiso da cui è stato bandito non è un idillio, ma un vero e proprio Eden del Vecchio Testamento, in meglio o in peggio, con il Serpente come un rivale per la supremazia. Le forze distruttive e infide si confondono con quelle buone e creative – entrambe ugualmente reali e presenti”. E Czeslaw Miłosz precisò nella lettura a Stoccolma la sua idea di poesia: “Quindi, due sono gli attributi del poeta: l’avidità degli occhi e il desiderio di descrivere ciò che vede. Eppure, chi consideri la poesia come "vedere e descrivere" deve essere consapevole che si impegna in una lite con la modernità, affascinato come è da innumerevoli teorie di uno specifico linguaggio poetico”.
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IL POVERO POETA


Il primo movimento è il canto,
libera voce che riempie le valli e le montagne.
Il primo movimento è la gioia,
che però viene sottratta.

E dopo che il sangue si mutò negli anni,
e mille sistemi planetari nacquero e si estinsero nel corpo,
siedo, poeta capzioso e iroso,
con occhi malignamente socchiusi,
e soppesando la penna nella mano
medito vendetta.

Drizzo la penna, e butta gemme e foglie, si ricopre di fiori,
spudorato è il profumo di quest'albero, perché là
nel mondo reale
alberi così non crescono, ed è come un affronto
fatto alla gente che soffre il profumo di quest'albero.

C'è chi trova rifugio nella disperazione, dolce
come un tabacco forte, un bicchiere di vodka
bevuto nell'ora della perdita.
Per altri c'è la speranza degli stupidi
rosea come un sogno erotico.

Altri ancora trovano pace idolatrando la patria,
e può durare a lungo, ma non più di quanto
ancora dura l'Ottocento.

Ed a me è data un speranza cinica,
perché da quando ho aperto gli occhi ho visto solo
bagliori sinistri e stragi,
svilimento, ingiustizia, e la ridicola
infamia dei boriosi.
Data mi è una speranza di vendetta
sugli altri e su me stesso,
perché ero colui che sapeva
e da questo non trasse alcun vantaggio.

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DONO


Un giorno così felice.
La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
I colibrì si posavano sui fiori del quadrifoglio.
Non c’era cosa sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato.
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e le vele.

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SUGLI ANGELI


Vi hanno tolto le vesti bianche,
le ali e perfino l’esistenza.
Tuttavia io vi credo messaggeri,
Là dove il mondo è girato a rovescio,
pesante stoffa ricamata di stelle e animali.
Passeggiate esaminando
i punti veritieri della cucitura.
La vostra tappa qui è breve,
forse nell’ora mattutina,
se il cielo è limpido.

In una melodia ripetuta da un ruscello,
O nel profumo delle mele verso sera
quando la luce rende magici i frutteti.

Dicono che vi abbia inventato qualcuno,
ma non ne sono convinto.
Perché gli uomini hanno inventato
anche se stessi.

La voce - senza dubbio questa è la prova.
Perché appartiene a esseri
indubbiamente limpidi.
Leggeri, alati (perché no?)
Cinti dalla folgore.
Ho udito sovente questa voce in sogno
e cosa ancor più strana
capivo pressappoco il dettame
o l’invito in lingua ultraterrena:
È presto giorno.
Ancora uno.
Fa’ ciò che puoi.

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LA FRASE DEL GIORNO

L’utilità della poesia sta nel ricordarci / quanto sia difficile restare la stessa persona, / perché la nostra casa è aperta, la porta senza chiave, / e ospiti invisibili entrano ed escono.
CZESLAW MIŁOSZ, Ars poetica?

1 commento:

Vania ha detto...

...ieri non riuscivo a concentrarmi ...poco anche oggi...con mia figlia che interrompe ogni 2 /1 secondi....comunque...


...un 'Artista a dir poco ....un dono per tutti.
ciao Vania

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