lunedì 30 maggio 2011

Paese a cui ritorno

 

RAFAEL CADENAS

BELOVED COUNTRY

Quanto di te non si sviluppa come musica perduta in me.
Paese a cui ritorno ogni volta che mi impoverisco.
Sigillo, fasto, coperchio dei forzieri.
Nulla mi ha negato il tuo latte di vergine.
Mio riflusso, mia fonte segreta, mio volto reale.
Ignoro la portata del tuo odore, ma so che sei stato  
in tutti i miei punti di partenza, avvolgendomi,
Oriente sollecito, come una cerimonia.
Paese dove vanno le linee della mano, luogo dove sono un altro,
mio anello di nozze, sei vicino al centro.

(da Falsas maniobras, 1966)

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Due settimane fa ho proposto una poesia di Ruth Bidgood sul tema della casa come rifugio cui si torna. Anche il poeta venezuelano Rafael Cadenas (Barquisimeto, 1930) esprime un concetto simile: non è però la casa, ma il paese natale, lo stato cui ritorna l’emigrante, ritrovando le proprie radici e le proprie memorie. Per quanto si vada lontano, per quanto tempo si resti distanti, c’è comunque sempre un legame con quella terra, con un punto del mondo in cui ci si può considerare “del posto”, in cui si comprende la lingua anzi, di più, il dialetto, in cui si è al corrente delle tradizioni, delle superstizioni, dei proverbi, del quale si conoscono i nomi delle piante e degli animali e si può dire quale sia l’uccello che canta o dove porti una strada. Un posto del quale si può dire, come Cesare Pavese: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

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Fotografia © Fotothing

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LA FRASE DEL GIORNO  
Dovunque si trovi, dovunque vada, l’uomo continua a pensare con le parole, con la sintassi del suo paese.
 
ROGER MARTIN DU GARD, I Thibauld

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