KARIN BOYE
COME POSSO DIRE...
Come posso dire se la tua voce è bella.
So soltanto che mi penetra
e mi fa tremare come una foglia
e mi lacera e mi dirompe.
Cosa so della tua pelle e delle tue membra.
Mi scuote soltanto che sono tue,
così che per me non c'è sonno né riposo,
finché non saranno mie.
(da Poesie, Le Lettere, 1994 – Traduzione di Daniela Marcheschi)
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“Se appena ti vedo, subito non posso / più parlare: / la lingua si spezza: un fuoco / leggero sotto la pelle mi corre: / nulla vedo con gli occhi e le orecchie / mi rombano: /
un sudore freddo mi pervade: un tremore / tutta mi scuote”. È l’innamoramento di Saffo per una delle ragazze del suo tiaso di Mitilene, raccontato nell’ode “sublime” dalla Decima Musa all’inizio del VI secolo avanti Cristo. Duemilacinquecento anni dopo è con gli stessi toni che un’altra poetessa, la svedese Karin Boye (1900-1941), angosciata dalla propria bisessualità e spesso in preda a crisi depressive, esprime il suo turbamento amoroso: l’amore è universale, senza tempo e senza distinzioni.

William Clarke Wentner, “Cyrene”
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LA FRASE DEL GIORNO
Immersa nella tua bellezza / vedo spiegata la vita / e la soluzione dell’enigma oscuro / svelata.
KARIN BOYE, Poesie
5 commenti:
L'ascolto interiore sopraffà i sensi, in un movimento duplice di ampliamento - obnubilamneto fino a smarrirci
...bella...e di più ...per me...la frase del giorno, non ricordo ,ora, come si dice in matematica il termine corretto..."qualcosa" che si deve prendere senza essere spiegato.
ciao Vania
L'amore ottenebra, è una temporanea sospensione della ragione.
In matematica non sono ferrato, ma da quanto ho capito, dev'essere qualcosa tipo un dogma teologico...
credo sia l'assioma: è così e basta. Inconfutabile.
grazie, roberta...
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