sabato 14 maggio 2011

Il tao delle rane


 

EUGENIO MONTEJO

LE RANE


Non più teorie: mi unisco al coro delle rane.
Voglio sentirle gracidare stanotte, circondandomi.
Nel loro alfabeto percepisco una sola vocale
e il gorgoglio dello stagno.
Il piano che ci hanno dato suona le medesime note
fin troppo ripetute. Basta.
Forse è un angelo quell'ombra
che s'innalza all'entrata della mia caverna.
Non mi risulta.
Le tenebre di Dio mai lasciano vedere qualcosa chiaramente.
Il tempo può girare intorno,
dipende dalla pioggia, dal vento tra gli alberi.
Non più teorie: abbiamo già ascoltato lo spettro,
zittiamo il Principe Amleto.
Per oggi mi bastano le voci delle rane,
voglio sentirle gracidare stanotte più vicine
lasciando che riempiano i miei sensi
con il loro taoismo solitario
fino a cancellare i misteri del mondo.
Con i loro cori mi abbandono all'estrema grazia.


(da Alfabeto del mondo, 1986 – Trad. di Luca Rosi)

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A chi, come me, abita in campagna capita di avere di questi incontri ravvicinati con la natura: le rane che gracidano, il cuculo che ripete il suo verso d’amore per tutta la primavera, il gallo che comincia a cantare al sorgere dell’alba, il gufo che emette il suo fischio cupo nella notte, lo stormire delle fronde agitate dal vento. Il venezuelano Eugenio Montejo (Caracas, 1938) è poeta della natura, è poeta che canta la poesia insita in essa: “Il mare, la foresta, la presenza di fiumi, tutto ciò fortifica lo spirito della contemplazione e dell'arte” disse in un’intervista. E abbandonarsi alla natura, ai suoi ritmi, al suo mondo, significa dimenticare quell’altro universo, quello frenetico degli uomini con tutta la sua ansia di immagini e di velocità, con i suoi tempi che attanagliano e le sue scadenze improrogabili. Significa entrare in contatto con la sua grazia, con il suo Tao.
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Fotografia © Coolchaser
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LA FRASE DEL GIORNO    
Per scrivere devo aggrapparmi a una linea / sul libro dell'orizzonte./ Disegnare il miracolo di quei giorni /che galleggiano avvolti nella luce / e si liberano in canti di uccelli. 
EUGENIO MONTEJO, Alfabeto del mondo

3 commenti:

Adriano Maini ha detto...

Ma non sarà poi da tutti lasciarsi andare, sentendo il gracidare delle rane, a elevati pensieri!

DR ha detto...

Montejo fa proprio una religione della natura, la sua è quella dei Tropici, beato lui... Ma credo che anche noi possiamo trovare spunti di riflessione nella natura bellissima che ci circonda: stare in un bosco è come pregare, diceva Rigoni Stern

Vania ha detto...

....è bella.

....ma è difficile..."pulire" la mente....ci deve essere il "luogo" ....e la capacità di "cogliere".
ciao Vania

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