lunedì 11 aprile 2011

Properzio e Cinzia


PROPERZIOsextus-propertius

ELEGIE, I, 12

Perché non smetti di intentarmi, Pontico, l'accusa di pigrizia
che a Roma, a sentir te, mi tratterrebbe?
È lei che è ormai lontana dal mio letto tante miglia
quanto dista l'Ipani dal veneto Eridano;
Cinzia ora più non nutre il nostro amore nei consueti amplessi
né più al mio orecchio dolcemente parla.
Un tempo le ero caro: in quei giorni, a nessun altro avvenne
d'amare con altrettanta fiduciosa certezza.
Fummo oggetto d'invidia: fu un dio che mi fece sprofondare,
o fu quell'erba, sul Caucaso raccolta, che divide gli amanti?
Non son più quel che ero: lunghi viaggi trasformano le amanti.
In poco tempo, quale grande amore se n'è fuggito!
Per la prima volta son costretto a conoscere da solo le lunghe notti,
e ad essere molesto io stesso alle mie orecchie.
O felice colui che davanti all'amata poté versare lacrime
(s'allieta Amore alle lacrime sparse),
ma felice anche colui che, disprezzato, poté mutare i suoi affetti
(c'è un po' di gioia anche a cambiar padrone!).
Per me sta scritto che non potrò amare un'altra, né staccarmi da lei:
Cinzia fu la prima, Cinzia sarà anche la fine.

(da Elegie, Mondadori – Trad. Roberto Gazich)


Ci sono coppie celebri nella letteratura: Dante e Beatrice, Laura e Petrarca, Catullo e Lesbia. Forse meno famosa per chi non ha studiato latino è quella formata nella seconda metà del I secolo avanti Cristo da Properzio e Cinzia: lei è una donna bellissima, dai capelli fulvi e dagli occhi neri, dalle lunghe mani affusolate, che ama indossare vesti eleganti e raffinate, ma è anche altera e insensibile all’amore del poeta; quell’interesse che lei ha manifestato è ormai sopito, freddo, o peggio, era solo di maniera. La Cinzia tratteggiata dall’innamorato deluso affiora così nelle Elegie sotto vari aspetti: talora è apatica e immobile (“se viene, dorme tutta coperta sulla sponda del letto”), talvolta è calda e appassionata, erotica (“ora lottava contro me col seno nudo / ora velandosi un poco con la tunica”), altre volte appare furiosa e aggressiva (“tu, furibonda per il vino, rovesciavi la mensa / e con gesto furente mi lanciasti contro coppe ricolme”). In realtà Cinzia non è che una dotta cortigiana, simile alle poetesse del Rinascimento italiano, per dirla in termini moderni una escort colta che scrive poesie e si fa mantenere da ricchi amanti. Sesto Properzio invece, nobile umbro decaduto, rovinato dalla rivolta dei proprietari terrieri, è povero in canna ma trova in lei soltanto quell’amore appagante che va cercando: l’unico modo che ha di competere è quello dell’arte, fine certo molto nobile, ma assolutamente inutile alla bisogna. Cinzia esercita su di lui il suo potere capriccioso, incatenandolo nel ruolo del servo d’amore, che Properzio esegue con maestria e con echi catulliani. Curioso il finale delle Elegie: dopo aver finalmente superato la cosa, dopo aver immaginato una Cinzia invecchiata e spenta, il poeta si fa beccare da lei a letto con due amichette, nei bagordi di un’orgia: “Mi fulminò con gli occhi, e diventò una belva, quanto può una donna, / uno spettacolo non inferiore alla presa di due città”.

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Auguste Jean Baptiste Vinchon, “Properzio e Cinzia a Tivoli”

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LA FRASE DEL GIORNO
 
Cresce, al solo vederla, il tormento per la mia donna: / trova in se stesso alimento l’incendio di Amore.
PROPERZIO, Elegie, III, 21

3 commenti:

Vania ha detto...

..io non li conoscevo.

..."non male" questa Cinzia...e in più direi anche...Povero Properzio.:)
ciaoo Vania

Tra cenere e terra ha detto...

E' una storia d'amore terribile

DR ha detto...

L'amore è decisamente folle e fa compiere follie

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