domenica 17 aprile 2011

Condanne

 

MARÍA MERCEDES CARRANZA

PAROLE SUPERFLUE

A tradimento ho deciso oggi,
martedì 24 giugno,
di assassinare alcune parole
Amicizia è condannata
al rogo, per eresia;
la forca spetta
ad Amore per illeggibile;
non sarebbe male il vile randello,
per apostasia, per Solidarietà;
la ghigliottina come un lampo,
deve fulminare Fratellanza;
Libertà morirà
lentamente e con dolore;
la tortura è il suo destino;
Uguaglianza merita la forca
per essersi prostituita
nel peggior bordello;
Speranza è già morta;
Fede soffrirà la camera a gas;
il supplizio di Tantalo, perché disumana,
se lo prende la parola Dio.
Fucilerò senza pietà Civiltà
per la sua barbarie;
berrà la cicuta Felicità.
Resta la parola Io. Per essa,
per la tristezza, per la sua atroce solitudine,
decreto la peggiore delle pene:
vivrà con me fino
alla fine.


María Mercedes Carranza (1945 – 2003), poetessa e giornalista colombiana, si diverte qui a trovare un contrappasso per le parole, a scegliere una pena capitale adatta per ognuna di esse. Sono tutte parole positive – si badi bene – da Amicizia a Felicità, passando per Amore e Speranza, e questo è il lato personale, ma anche per pilastri sociali come Uguaglianza, Libertà, Solidarietà e Civiltà. Il fatto è che tutti questi elementi positivi talora degenerano fino a trasformarsi nel loro contrario: l’amore è capace di diventare odio, l’uguaglianza decade nel populismo, nella demagogia, la civiltà in barbarie, la fratellanza in indifferenza. Una sola è la parola che resta viva, Io, ma non è un privilegio, non è una salvezza: è semplicemente la pena più crudele, l’ergastolo…


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Immagine © The Online Citizen

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LA FRASE DEL GIORNO
 
Ogni parola pronunciata è falsa. Ogni parola scritta è falsa. Ogni parola è falsa. Ma che cosa c’è senza la parola?
ELIAS CANETTI, La provincia dell’uomo

5 commenti:

Tra cenere e terra ha detto...

Meravigliosa la poesia. Mi ha colpito profondamente la frase del giorno.

DR ha detto...

il linguaggio umano - dice Canetti - dando un nome a ogni cosa, la oggettivizza, la priva della sua essenza: "Io sogno un uomo che disimpara le lingue della terra finché egli non capisce più in nessun paese ciò che viene detto. Cosa c'è nella lingua? Che cosa copre essa? Che cosa ruba essa ad un uomo?" scrive dopo un viaggio in Marocco in cui non capì nulla di ciò che gli veniva detto in arabo

Tra cenere e terra ha detto...

Se non ci fossero le parole l'uomo dovrebbe accontentarsi dell'idea e del senso... ma non essendo un essere superiore capace di condividere l'idea e il senso, è costretto a correre il rischio di non comunicare alcuna verità con le parole. Fosse in grado di usare costantemente un linguaggio poetico anzichè quello in prosa, riuscirebbe a cogliere sempre la realtà delle cose senza tradirsi, non trovi?
Ma qui, è chiaro, siamo nel campo meraviglioso delle ipotesi amico mio...

DR ha detto...

Perfetto... intanto ci accontentiamo delle parole: se non riescono ad esprimere la bellezza, almeno possono testimoniarla

Vania ha detto...

....credo che tutto all'estremo diventi sbagliato....sempre ci vuole l'Equilibrio.
ciao Vania

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