lunedì 25 aprile 2011

25 aprile

 

ATTILIO BERTOLUCCI

IN TEMPI DI DISIMPEGNO

Non è infrequente per queste
strade familiari – anche se esse
ti hanno portato al di là di un fiume,
o torrente, confine spesso di due provincie,
il passaggio a un'altra riva col sole
in una salute languente –
incontrare dei cippi dedicati a chi uomo o donna anche ragazzo
qui vivente o transitante
venne ucciso perché ribelle ostaggio.
Su marmo pietra o umile laterizio
una lapide ricorda i nomi e il giorno dell'eccidio –
ma tu che passi procedi oltre, t'affretti
punto dal primo freddo e dal tramutarsi
all'orizzonte di rosso in viola
mentre la siepe accoglie arruffata
e misera il ritorno dei passeri
dai seminati in ombra – ormai
indistinti quei cippi dai tumuli
che il cantoniere o il colono
innalzò di ghiaia o terra o letame
nella luce lavorativa d'un giorno senza data.

( da Viaggio d'inverno, 1971)

.

Ben strana giornata questa. Un 25 aprile che è anche Lunedì dell’Angelo, fondendo due feste in una. Il corteo della Liberazione che diventa poi gita fuori porta, che si mischia alle tradizioni del giorno postpasquale. Per l’Anniversario della Liberazione ho scelto questa poesia di Attilio Bertolucci che ricorda i tanti caduti senza nome attraverso le lapidi e i cippi che vediamo ancora oggi punteggiare le campagne e le strade cittadine, a testimoniare di un fiore reciso dall’oppressione nazifascista. Tanto tempo è passato, le cose lentamente si confondono nelle immagini sgranate della storia, altri eventi, altri personaggi attirano la nostra attenzione, i più giovani faticano a connettere le date con i fatti di allora. Ma non dimenticare è doveroso: chi non conosce gli errori della storia è condannato a ripeterli.

Buon 25 aprile e buon Lunedì dell’Angelo.

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Milano, 25 aprile 1945 – Sfilata dopo la Liberazione (Pubblico Dominio)

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LA FRASE DEL GIORNO
 
Io non credo che possa finire. Ora che ho visto cos’è guerra, cos’è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: «E dei caduti che facciamo? perché sono morti?». Io non saprei cosa rispondere.
CESARE PAVESE, Prima che il gallo canti

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