sabato 5 marzo 2011

Una poesia che sa di tè



OLAV HAUGE

HO TRE POESIE


Ho tre poesie,
disse.
Pensa, contare le poesie.
Emily le gettava
in un baule, io
non credo proprio che le contasse,
apriva solo un pacchetto di tè
e ne scriveva una nuova.
Era giusto. Una buona poesia
deve odorare di tè.
O di terra umida e legna appena tagliata.


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“Pensa, contare le poesie” dice il poeta norvegese Olav Hauge in questi versi. Le poesie non si contano, non sono figli da caricare in macchina e accompagnare a scuola, non sono calze che vanno a due a due da infilare in lavatrice. Si scrivono, quando vengono, quando un’intuizione le suggerisce – e si deve scriverle subito, prima che l’idea svanisca nel dimenticatoio del giorno. Si scrivono, alcuni faticano a metterle sulla carta, altri ne buttano giù ogni giorno. Come Emily Dickinson: immaginiamola seduta nella sua stanza al contempo rifugio e prigione mentre si versa un tè e lo sorseggia lentamente e intanto scrive. Calma, tranquilla, immersa nella natura: “Che sia l’amore tutto ciò che esiste / è ciò che noi sappiamo dell’amore…”

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Eric Bariot, “Earl Grey Tea”

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LA FRASE DEL GIORNO 
Il poeta ha oggi una funzione analoga a quella del prete protestante: egli sta in una chiesa vuota e predica, e se viene gente in quella chiesa e ascolta, egli quasi si spaventa, perché non ci è più abituato. Ma naturalmente se ne rallegra.
HERMANN HESSE, Lettere

2 commenti:

Vania ha detto...

...non so decidere se sia più bella la poesia o la frase del giorno.
ciao Vania

DR ha detto...

...e non decidiamo, belle tutte e due

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