lunedì 28 febbraio 2011

Un’ombra


ASCLEPIADE

IL VINO È SPIA DELL’AMORE

Il vino è spia dell'amore.
Ci diceva Nicàgora di non amare,
ma lo tradirono i molti bicchieri.
Abbassò il viso e pianse: un'ombra
gli velava lo sguardo:
nemmeno la corona di viole
gli rimase stretta sul capo.

(dall’Antologia Palatina, XII, 135 – Trad. Alceste Angelini)

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Le poche poesie di Asclepiade giunte fino a noi – quasi esclusivamente epigrammi d’amore - alternano toni sommessi e tenui, elevandosi talora nello scherzo o abbattendosi come in questo caso nel disincanto malinconico dagli accenti crepuscolari. Il poeta nato a Samo nel 320 avanti Cristo descrive una figura ad un banchetto, uno dei tanti classici banchetti che si tenevano ad Alessandria, dove il vino e gli amori si mescolavano. E Nicàgora, che ha tenuto a lungo la maschera del superiore alle faccende d’amore, si scioglie nell’ebbrezza, diventa languido e triste per le sue pene amorose, dimostrandosi alla fine patetico, né più né meno come quella corona di fiori che gli ornava il capo e che è miseramente caduta.

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Giocatore di cottabo, Museo del Louvre, Parigi

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LA FRASE DEL GIORNO  
Ma la cosa più dolce se un lenzuolo / copre due innamorati / e i loro cuori esaltano Afrodite. 
ASCLEPIADE, Antologia Palatina, V, 168

2 commenti:

Vania ha detto...

...molto triste la poesia (le pene d'amore sono sempre molto tristi...anche al giorno d'oggi....non è cambiato nulla)...al contrario della frase del giorno.
ciao Vania

DR ha detto...

Leggendo i classici di oltre duemila anni fa mi sorprende sempre la modernità dei loro sentimenti.

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