mercoledì 26 gennaio 2011

Il vento della steppa

 

NELSON CENCI

FRATELLI MIEI

Scendeste, Fratelli, dalle Vostre
montagne di verità e di ghiaccio,
dai boschi, dalle riarse pietraie,
dai Vostri azzurri cieli lontani.
Ma ora un manto di neve copre
il Vostro sonno
e persi si sono gli sterminati
orizzonti di sole.
Ora il vento della steppa
accompagna il Vostro viaggio
e dimenticate voci si alzano
dal soffice silenzio della notte.

O tu Padre che chino ascoltasti
la flebile voce dei moribondi,
che confortasti la loro solitudine
hai udito
questo addolorato suono di campana
che segna la sera?

Destatevi Fratelli e torni la vita
su queste abbandonate croci.
Anche se i giovani sogni
si sono perduti
io Vi cercherò, soldati ignoti:
Vi cercherò nella polvere del tempo,
nei detriti del passato,
nelle dimenticate storie
e racconterò alla notte
la mia tristezza senza più lacrime.

(da Quando scende la sera)

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La ritirata di Russia è uno degli episodi più noti della Seconda guerra mondiale. Il 26 gennaio 1943 le truppe italiane, inviate senza adeguato equipaggiamento nel gelo della steppa russa a sostegno dell’esercito tedesco, dopo dieci giorni di ritirata a piedi dal Don verso Rossosch, sulla neve ghiacciata, con temperature attorno ai -30°, circondate dall’Armata Rossa e assalite dai partigiani ucraini, riuscirono a venir fuori dalla sacca in cui erano rimaste imbottigliate grazie alla sanguinosa battaglia di Nikolajewka: quel giorno gli alpini, guidati dal generale Reverberi, espugnarono il villaggio a colpi di fucile e di bombe a mano, consentendo alla “lunga fila di fantasmi in grigioverde” di sfuggire all’accerchiamento e di oltrepassare le linee nemiche. Da lì i superstiti passarono a Kharkov, dove intrapresero un’altra lunga marcia prima di trovare le tradotte che li avrebbero riportati in Italia.

A ricordare i fratelli caduti nella steppa, gli esausti che si fermavano bocconi nella neve e là rimanevano per sempre, i feriti trasportati sulle slitte, i cappellani che confortavano i moribondi, è Nelson Cenci, tenente di Mario Rigoni Stern, anch’egli ferito durante la Campagna di Russia. Le sue parole, scritte a distanza di anni, sono cariche di un affetto che ora risuona paterno: il ricordo si trasforma in doveroso omaggio, è un modo per far rivivere ancora quei sogni spezzati dall’orrore della guerra come dei fiori di campo recisi dalla falce.

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I Crodaioli di Bepi De Marzi–l’ultima notte
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LA FRASE DEL GIORNO
Si andava con la testa bassa, uno dietro l’altro, muti come ombre. Era freddo, molto freddo. (…) Si levò il vento. Dapprima quasi insensibile, poi forte fino a diventare tormenta. Veniva libero, immenso, dalla steppa senza limiti. Nel buio freddo trovava noi, povere piccole cose sperdute nella guerra, ci scuoteva, ci faceva barcollare.
MARIO RIGONI STERN, Il sergente nella neve

4 commenti:

Vania ha detto...

..commovente ...specialmente il video/musica.

...io conosco solo il Signore delle cime...che sempre mi commuove...mio nonno era alpino....purtroppo non ho "sentito/ascoltato" nessuna Storia.
...Lo ricordo solo/sempre quand'ero piccola che si andava in montagna...immancabile il Cappello.
ciao Vania

DR ha detto...

Ciao, Vania. Io ho avuto la fortuna di ascoltare alcuni reduci di Russia che frequentavano la sede del mio Gruppo Alpini, e i racconti di uno zio che era stato in Grecia, Albania e Montenegro. Purtroppo, la loro lezione sembra non interessare più a questa Italia, hanno altro cui stare dietro, preferiscono il fatuo alla profondità, la leggerezza alla testimonianza. E loro, uno dopo l'altro, se ne vanno...

Federica ha detto...

Ciao, sono passata per caso dal tuo blog (molto interessante) perché, con mio marito, stiamo facendo ricerche sulle vicende che hanno visto partecipi mio nonno (alpino del VI Reggimento che ha partecipato alla presa di Addis Abeba) e dello zio di mio padre (che abbiamo scoperto essere morto probabilmente durante la ritirata dalla Russia, forse nella battaglia di Nikitowka).
Grazie al tuo post ho scoperto qualche cosa di più.
Ti seguirò volentieri
Federica

DR ha detto...

Grazie, Federica. Fa piacere, soprattutto appena dopo essere tornato dall'Adunata di Torino. Ogni tanto gli Alpini tornano su queste pagine.

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