sabato 8 gennaio 2011

Amore senza ritorno


UMBERTO SABA

IL FANCIULLO E L’AVERLA


S'innamorò un fanciullo d'un'averla.
Vago del nuovo - interessate udiva
di lei, dal cacciatore, meraviglie -
quante promesse fece per averla!

L'ebbe; e all'istante l'obliò. La trista,
nella sua gabbia alla finestra appesa,
piangeva sola e in silenzio, del cielo
lontano irraggiungibile alla vista.

Si ricordò di lei solo quel giorno
che, per noia o malvagio animo, volle
stringerla in pugno. La quasi rapace
gli fece male e s'involò. Quel giorno,

per quel male l'amò senza ritorno.


(da Uccelli, 1950)
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È un apologo questa poesia di Umberto Saba, una favola. E come ogni favola ha la sua morale, anzi più d’una: il desiderio che, appagato, diventa routine; la libertà agognata; il rimpianto per le cose perdute. Quell’averla – un uccello della famiglia dei passeri – può essere l’amico o l’amata cui neghiamo interesse, cui facciamo del male e che poi si allontana da noi lasciandoci il rammarico di essere stati la causa di tale allontanamento. È solo allora che possiamo comprendere il dolore causato: il prezzo da pagare, in una specie di contrappasso, è la meritata sofferenza, acuita dall’eternità della pena.

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Fotografi © Wojsyl
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LA FRASE DEL GIORNO
Nulla si è ottenuto, tutto è sprecato, quando il nostro desiderio è appagato senza gioia. Meglio essere ciò che distruggiamo, che inseguire con la distruzione una dubbiosa gioia.
WILLIAM SHAKESPEARE, Macbeth, atto III, scena III







1 commento:

Adriano Maini ha detto...

Saba! Con poche significative parole ci ha sempre portato in mondi fatati!

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