giovedì 16 dicembre 2010

Il solito albero

 

DINO BUZZATI

DECORAZIONI NATALIZIE

«E per Natale tu, a casa, cosa fai?»

«Mah, pensavo di fare il solito albero, ma Giantomaso e Almachiara, i miei più piccoli, si sono messi a contestarlo, dicono che a Mao assolutamente non piace. Pensavo di fare il presepio, ma sembra che le punte più avanzate del Concilio lo abbiano messo in quarantena. Pensavo di mettere qualche ghirlanda d’argento, qualche palla di vetro, qualche candelina, e così via, almeno nell’angolo dove alla vigilia si ammucchiano i regali, ma Pierfrancesco, il mio secondo, dice che è un rito schifosamente consumistico. Pensavo, sopra e intorno al caminetto, di mettere in mostra i “christmas cards” ricevuti, ce ne sono divertenti da morire, ma Giorgiopaolo, il mio grandicello, dice che Marcuse è contrario. Pensavo, sulla terrazza, fuori, di costruire un bel Babbo Natale con la neve, ma il colonnello Bernacca dice che per Natale la neve non verrà”.

«E allora?»

«Niente. Pulirò i vetri».

(da “Il panettone non bastò”, Mondadori, 2004)

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Quando Dino Buzzati scrisse questo brevissimo dialogo, pubblicato per la prima volta sul Corriere della Sera il 13 dicembre 1969, l’Italia era in pieno Sessantotto. Tutto veniva messo in discussione, tutto veniva vagliato e catalogato in nome di nuovi principi. Anche la Chiesa, che aveva da poco chiuso il Concilio Vaticano II, si muoveva verso nuovi orizzonti. Poi, come accade a tutte le rivoluzioni, il mondo ha trovato il suo assestamento fatto di compromessi e di restaurazioni. Buzzati, sempre attento nel corso dei suoi quarant’anni di giornalismo alla società e ai suoi mutamenti, coglie subito quest’aria di nuovo e la esaspera collocandola in un salotto della buona borghesia.

Un mondo che Milano aveva vissuto l’anno prima, quando, come riportava il quotidiano di Via Solferino, “anarchici, guevaristi, trotzkisti, marxisti, leninisti” avevano provocato incidenti in centro e tentato di impedire l’ingresso ai grandi magazzini della Rinascente. Un mondo senza Natale, senza segni: perché questo è capitalista, quest’altro è consumista, questo è arretrato, quell’altro retaggio di un’altra società. Persino il tempo non è favorevole. Alla fine cosa resta? Il solito nulla… E Buzzati invece, come noi, aveva bisogno delle tradizioni, dell’illusione, della speranza, del sogno.

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LA FRASE DEL GIORNO
E poi chissà che il giorno dopo, può anche darsi, chissà che qualche pezzetto di Natale non vi rimanga attaccato addosso. Basterebbe anche un pezzetto molto piccolo, il Cielo in fondo si accontenta di poco, non vi domanda di più. 
DINO BUZZATI, Corriere Lombardo, 24 dicembre 1945

2 commenti:

Vania ha detto...

...calza a pennello con il post che ho appena pubblicato...e io i vetri li ho puliti per attaccarci...gli addobbi...:)))
....consumisticamente...tradizionalista.

...davvero interessante questo racconto/poesia...un Uomo nel suo "tempo" e nel suo "pensiero".
ciao Vania

DR ha detto...

Sì, meno male che il mondo si è evoluto in modo diverso da quella piega descritta da Buzzati... Anch'io sono un tradizionalista

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