mercoledì 8 dicembre 2010

Che sarà dei miei versi?

 

MARCO ANTONIO CAMPOS

CHI LEGGERÀ I MIEI VERSI?

Quem sabe quem os lerá?
Quem sabe a que maôs irâo?

ALBERTO CAEIRO, O guardador de rebanhos

Che sarà dei miei versi? Chi li leggerà?
Presto me ne andrò, e così sarà, e me ne andrò e allora?
Mi sono rassegnato ad andarmene, come mi rassegno
ai dolori della tendinite, alle coliche
che inarcano il corpo, alla cattiva circolazione.
Che m'importa dei romanzi, dei racconti,
delle cronache o dei saggi, ma i miei versi?
Se in futuro qualcuno li leggerà, forse percepirà
che li ho scritti con la fiamma del sole nel rogo del mezzogiorno
sopra i girasoli, con le molteplici sfumature
del porpora e del viola nell'affievolirsi del crepuscolo,
col grido doloroso della tigre uccisa con la lancia
nel momento in cui la rete ha fallito,
con gocce di sangue nel petto delle rondini
che non riuscirono a completare il volo.

(Traduzione di Emilio Coco)

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Pochi giorni fa abbiamo letto una poesia di Carlos Nejar in cui il poeta brasiliano si chiedeva dove sarebbero andate le sue poesie. Partendo da un paio di versi di Fernando Pessoa, qui nella sua personalità eteronima di Alberto Caeiro nel “Guardiano di greggi”, il poeta messicano Marco Antonio Campos (1949) si pone una domanda simile: “Che sarà dei miei versi?”.

Campos, narratore, saggista e traduttore di Baudelaire, Rimbaud, Gide, Saba, Ungaretti, Cardarelli e Quasimodo, lettore di spagnolo nelle Università di Salisburgo e Vienna, docente alla Brigham Young University e negli atenei di Buenos Aires e La Plata, non si chiede che cosa sarà dei suoi romanzi, dei suoi saggi, degli onori accademici. Di quelli non gliene importa nulla. Quello che ha a cuore è ciò che ogni poeta ama: i suoi versi. Ecco la preoccupazione: che sopravvivano, che sopravviva quell’atmosfera in cui sono stati creati, in cui la natura, l’amore, la sofferenza li hanno rivelati, che sopravviva quell’emozione…

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Peter Worsley, “Woman reading”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma è allora che comincia il poeta, / quando arriva il disgusto per la parola. 
EVGENIJ EVTUSENKO, Il vento del domani

3 commenti:

Vania ha detto...

...credo che l'Importante sia ...che ogni persona "legga" i suoi versi.



ciaoooo Vania

DR ha detto...

Uno scrive per sé... ma scrive anche per gli altri. Legittima è la curiosità: quello che a Campos preme sottolineare è l'emozione che li ha originati.

Adriano Maini ha detto...

Vi é sotteso un dolore liricamente trattenuto.

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