mercoledì 3 novembre 2010

Ed è tutto ciò ch’io sono

 

ANDREA ZANZOTTO

ESISTERE PSICHICAMENTE

Da questa artificiosa terra-carne
esili acuminati sensi
e sussulti e silenzi,
da questa bava di vicende
- soli che urtarono fili di ciglia
ariste appena sfrangiate pei colli -
da questo lungo attimo
inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,
da tutto questo che non fu
primavera non luglio non autunno
ma solo egro spiraglio
ma solo psiche,
da tutto questo che non è nulla
ed è tutto ciò ch'io sono:
tale la verità geme a se stessa,
si vuole pomo che gonfia ed infradicia.
Chiarore acido che tessi
i bruciori d'inferno
degli atomi e il conato
torbido d'alghe e vermi,
chiarore-uovo
che nel morente muco fai parole
e amori.

(da “Vocativo”, 1957)

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Lo so, è difficile leggere Andrea Zanzotto: il poeta di Pieve di Soligo traspone nello stile la scoperta della condizione di angoscia in cui si svolge l’esistenza umana e in questa ricerca si avvale di accostamenti cari alla tecnica surrealista (terra-carne, chiarore-uovo) e di una scelta lessicale sgradevole (acido, conato, vermi) per significare la condizione degradata della realtà interiore. “Esistere psichicamente” è la constatazione che la propria realtà è soltanto una realtà mentale, della psiche, e che la fuga da questa condizione ci è preclusa. Il terrore espresso dall’io narrante è che la distanza dal mondo oggettivo sia talmente grande che nulla esista di tangibilmente esterno, che sia vero soltanto quel «ma è solo psiche» strategicamente collocato al centro esatto della poesia.

Tutto negativo dunque? Forse la ricerca immane del poeta, per la quale Franco Fortini parlò di “titanismo esistenziale e cosmico” condurrà al fallimento, ma una piccola speranza, un breve spiraglio è lasciato aperto: il «chiarore-uovo» ha sicuramente una valenza positiva, è l’embrione, è la vita, così come quelle «parole e amori» sono i prodromi di un linguaggio che Zanzotto esplorerà in seguito: “Primo elemento di una / proposizione, morula / imprecisa, persa ancora / in bui uteri, promessa”, la poesia dell’infanzia intesa “come tensione all’essere e allo sviluppo, all’espressione e quindi alle responsabilità, nonostante tutto”, quella che il poeta veneto cercherà osservando e descrivendo il paesaggio delle sue colline e i loro riti arcaici e rurali, provando a rimanere aggrappato all’umano dove questo ancora si conserva per contrapporsi ai non valori della società odierna.

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Immagine © Magazine Poesie

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LA FRASE DEL GIORNO
Scommettiamo in essa (la poesia) con qualche buona fede.
ANDREA ZANZOTTO

3 commenti:

nidia ha detto...

Grazie per questa poesia dove la parola entra, scava, traduce con una lingua difficile il mestiere di esistere. Grazie anche per la tua chiave di lettura, sempre puntuale e lucida

Vania e Paolo ha detto...

...si...difficile per me...ma da quello che ho compreso ...sempre c'è un anello di fumo...che lascia....odore anche se non impronta alla vita...per rinascere.
ciao Vania

DR ha detto...

ho esitato a lungo prima di proporre questa poesia, ben conscio della sua difficoltà di lettura, ma poi ho deciso di inserirla per dimostrare che la Poesia ha tante sfaccettature e che può dire tutto, anche l'indicibile

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