venerdì 10 settembre 2010

La bellezza sfuggita

   

JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

FARFALLA DI LUCE


Farfalla di luce,
la bellezza sfuma quando giungo
alla sua rosa.

Corro, cieco, dietro di lei...
la prendo quasi, ecco...

Resta nella mia mano solo
la forma della sua fuga!


(da “Pietra e cielo”, 1919)
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Nel corso della sua lunga ricerca poetica, il premio Nobel spagnolo Juan Ramón Jiménez è riuscito a cancellare la malinconia delle cose perdute cantate nei versi giovanili trasformandola in elevazione verso il bello grazie all’amore per la moglie Zenobia.

L’ansia verso il bello è uno dei temi principali delle poesie di Jiménez, capace di arrivare a dire: “Che lacerazione immensa / quella della mia vita nel tutto”, lacerazione nel dissidio tra sogno e realtà, tra ricordo e oblio, tra passato e futuro. Arriverà infine a riconoscersi “animale di fondo”, identificando in Dio la sublime incarnazione del bello. Ma questo accadrà nella raccolta del 1949. Qui siamo ancora lontani, in “Pietra e cielo”, edita quando Jiménez aveva trentotto anni: l’inquietudine del poeta è ancora al suo culmine.
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  Cheval3
Dipinto di Michael Cheval

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LA FRASE DEL GIORNO
Non so con che dirlo, / perché ancora non si è creata / la parola mia.

JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Eternità

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