lunedì 20 settembre 2010

Il grido che acceca

 

OCTAVIO PAZ

SPARO

Salta la parola
dinanzi al pensiero
dinanzi al suono
la parola salta come un cavallo
dinanzi al vento
come un vitello di zolfo
dinanzi alla notte
si perde per le vie del mio cranio
dappertutto le tracce della fiera
sulla faccia dell’albero il tatuaggio scarlatto
sulla fronte del torrione il tatuaggio di ghiaccio
sul sesso della chiesa il tatuaggio elettrico
le sue unghie sul tuo collo
le sue zampe sul tuo ventre
il segnale violetto
il tornasole che vira fino al bianco
fino al grido fino al basta
il girasole che gira come un ahi scorticato
la sigla del senza-nome lungo la tua pelle
dappertutto il grido che acceca
l’ondata nera che copre il pensiero
la campana furiosa che rintocca sulla mia fronte
la campana di sangue nel mio petto
l’immagine che ride in cima alla torre
la parola che fa scoppiare le parole
l’immagine che incendia tutti i ponti
la fuggitiva a metà dell’abbraccio
la vagabonda che uccide i bambini
l’idiota la bugiarda l’incestuosa
la cerva inseguita
la mendicante profetica
la ragazza che nel mezzo della vita
mi sveglia e mi dice ricordati.

(da “Salamandra”, 1962)

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“Attraverso le parole possiamo accedere al regno perduto e così recuperare gli antichi poteri. Quei poteri che non ci appartengono” scrive in “Corrente alterna” il Premio Nobel per la letteratura 1990 Octavio Paz, poeta messicano. E ancora “Leggendo, ascoltando una poesia, non sentiamo, non assaporiamo non tocchiamo le parole. Tutte queste sensazioni sono immagini mentali. Per sentire un testo poetico occorre capirlo; per capirlo ascoltarlo, vederlo contemplarlo: convertirlo in eco ombra nulla. La comprensione è un esercizio spirituale”.

La parola – la poesia – è quindi l’unico mezzo che abbiamo per comprendere la realtà o almeno quello che di essa siamo in grado di comprendere: solo la poesia è in grado di fornire la rivelazione sullo stato di cose attuali. Ma anch’essa non è lo strumento che sembra: Octavio Paz la definisce “fuggitiva a metà dell’abbraccio”, “vagabonda che uccide i bambini”, “idiota”, “bugiarda”, “incestuosa”. Altrove scrive che è “come quei nudi femminili della pittura tedesca che simbolizzano la vittoria della morte: monumenti vivi della corruzione della carne”. Ed ecco spiegato allora anche il tentativo del poeta di distruggere il linguaggio, di destrutturarlo per sviscerare i suoi significati profondi: cercando nell’oscurità, per orientarsi lascia i suoi segni.

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Edvard Munch, “Il grido”

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LA FRASE DEL GIORNO
Capire una poesia vuol dire, in primo luogo, udirne il suono.
OCTAVIO PAZ, Corrente alterna

2 commenti:

Vania e Paolo ha detto...

..una parola..può "cambiare" una Vita...pensa una Poesia.

...molto interessante questo post.
Ciao Vania

DR ha detto...

La parola è la chiave per comprendere la realtà.

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