domenica 11 luglio 2010

Variazioni su Orazio

ORAZIO

CARMINA, I,11

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati!
Seu plures hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum, sapias, vina liques, et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

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“Tradurre è anzitutto comprendere, ma non è poi semplicemente riprodurre quanto si è compreso”. Questo scriveva il linguista Benvenuto Aronne Terracini. Tradurre poesia non è semplice: occorre entrare nella mente dell’autore e riuscire ad esprimere quei concetti in un’altra lingua. Molti non ci si provano neppure, lasciano la via della metrica e si limitano a trasporre i versi in frasi. Il vero poeta invece se ne frega talvolta di essere letterale, afferra il concetto e lo esplora, lo porta fino ai limiti del possibile, lo conduce per mano dalla lingua originale all’altra. Come al solito, gli esempi sono sempre più efficaci di qualsiasi discorso. Vediamo come questo celebre brano di Orazio, quello del “carpe diem” è stato tradotto, o meglio “interpretato” da alcuni grandi poeti.

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EDOARDO SANGUINETI

IMITAZIONE DA ORAZIO

tu non cercare, è illecito sapere, che fine a me, che fine a te,
Leuconoe, ci hanno dato gli dei, e non tentare
calcoli babilonici: meglio è subire quello che sarà,
se molti inverni ci ha assegnato Giove, o questo è l’ultimo,
che adesso, contro le scogliere, fiacca il mare
Tirreno: rifletti bene, versati il vino, e taglia la tua lunga
speranza in breve spazio: mentre parliamo, è già fuggito, a noi ostile,
il tempo: vivi questo tuo giorno, e non fidarti niente di un domani:

(da “Il gatto lupesco – Poesie 1982-2001”, Feltrinelli, 2002)



FRANCO FORTINI

NON DOMANDARE

Non domandare, è male, la fine mia, la tua.
Non cercar gli oroscopi. Ti basti,
quel che sarà, patire.
Altri inverni verranno o questo è l’ultimo
che ora affanna ai promontori il mare
Tirreno. Tu che sai,
versa altro vino: la vita è breve, è lunga
la speranza. Recidila. Ti parlo e
l’ora va. Ridi al giorno. Altro non c’è.

(da “Composita solvantur”, Einaudi, 1994)

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GIOVANNI PASCOLI

PENSIAMO A VIVERE

Non cercare così - che non si può - quale a me, quale a te
Sorte, o Candida, sia data da Dio; lascia di leggere
Quelle cifre Caldee. Prenditi su quel che viene, e via!
O che abbiamo più verni anche, oppur sia l’ultimo questo, che
ora il mare tirreno urta ed infrange alle scogliere, tu
spoglia il vino nel filtro, e, s’è così breve la nostra via,
lunga non la voler tu la speranza. Ecco, parliamo e un po’
questa vita fuggì. L’oggi lo sai: non il domani, oh! No.

(da “Traduzioni e riduzioni”, Zanichelli, 1913)


Fotografia © Aleexaandra.

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LA FRASE DEL GIORNO
Un concetto è lo stesso sia per un filosofo cinese che per uno ungherese o inglese. Chiunque in realtà può esporlo con le proprie parole. Il concetto quindi, in quanto spiritualità, è dell’umanità intera.
ATTILA JÓSZEF

3 commenti:

Vania e Paolo ha detto...

...ho riletto con calma questo post...incredibile..come ogni Persona manifesti..in modo diverso...gli stessi concetti.
Grazie.
ciao Vania

DR ha detto...

Devo dire che la mia preferenza va alla traduzione di Fortini, più moderna, anche se meno aderente al testo. In fondo è una poesia, non è un compito in classe di latino...

Vania e Paolo ha detto...

...credo che quella che mi piace di più sia la traduzione di Pascoli.
..sento le parole come concetti sicuri di quello che vuole esprimere.

Prenditi su quel che viene, e via!

L’oggi lo sai: non il domani, oh! No.
..mi dà sicurezza.
ciao Vania

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