sabato 3 luglio 2010

Un volto su una moneta

KOSTANDINOS KAVAFIS

OROFERNE

Il volto che è qui sulla moneta
e sembra quasi che sorrida,
è il volto bello e fine
di Oroferne, figlio di Ariarate.

Scacciato ancora bambino dalla Cappadocia,
dal grande palazzo paterno,
lo mandarono a crescere
nella Ionia, dimenticato fra stranieri.

Ah, stupende notti di Ionia, quando
a pieno conobbe, alla maniera greca,
e senza paura, il piacere dei sensi.
Sempre asiatico nel cuore;
nelle maniere però e nella lingua, greco,
adorno di turchesi, con abiti greci,
il suo corpo profumava di gelsomino
e tra i giovani belli della Ionia,
il più bello, il più ideale.

Poi, come i Siri entrarono
nella Cappadocia, e lo fecero re,
si lasciò sprofondare nella vita regale
per godere in modo nuovo ogni giorno,
e arricchirsi avidamente d'oro e d'argento,
per gioire e farsi grande
dello splendore e dei tesori accumulati.
Quanto alle cure e al governo del paese -
non aveva la minima idea di quanto intorno accadeva.

I Cappadoci presto lo deposero:
fuggì in Siria, nel palazzo di Demetrio,
a divertirsi e oziare.

Un giorno tuttavia un pensiero
insolito lo risvegliò dal suo torpore:
si ricordò che per parte di madre Antiochia
e della vecchia Stratonice, anche lui
era erede della corona di Siria,
era quasi un Seleucide.
Per un po' chiuse con sbornie e lussurie,
incapace e stordito
qualcosa cercò di macchinare
qualcosa di fare e progettare.
Fallì miseramente e fu annientato.

La sua fine fu scritta chissà dove e si è persa;
oppure la storia l'ha tralasciata
e a ragione, particolare insignificante,
non degno di menzione.

Il volto che è qui sulla moneta
e lasciò un segno della bella giovinezza,
una luce della sua grazia poetica,
una memoria sensuale del ragazzo di Ionia,
è il volto di Oroferne, figlio di Ariarate.

1915

(da “Poesie d’amore e della memoria”, trad. Paola Maria Minucci)

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Una moneta antica, risalente al II secolo avanti Cristo. Il volto di un giovane re, bello e dissoluto. È da lì che Konstandinos Kavafis ricostruisce la storia: quell’uomo è Oroferne, che la figlia di Antioco III il Grande di Siria, convinta di essere sterile, presentò come proprio figlio insieme ad Ariarate al marito, il re di Cappadocia Ariarate IV. Quando la donna però partorì due femmine e un maschio, questi fu designato dal padre come successore: Ariarate fu inviato a studiare a Roma, Oroferne nella Ionia. E lì, tra le mollezze greche, crebbe nella lussuria e nella vanità.

Quando i Siri presero il potere in Cappadocia, Oroferne fu chiamato ad essere re, e si comportò come era abituato negli ozi ionici, disinteressandosi del potere e abbandonandosi al sesso e al divertimento. In breve la sua natura convinse i Siri a deporlo. Fuggì allora in Siria, a continuare la sua vita di stravizi. Come capita a molti falliti, un giorno gli balenò un’idea vincente: impadronirsi del trono siriano. E per metterla in pratica doveva mettersi in riga. Naturalmente, un altro fallimento era scritto nel suo destino. E qui le tracce di Oroferne si perdono… Ma è proprio da questo punto che comincia l’interesse di Kavafis, è qui che la sua poesia prende possesso della storia: va a scavare nell’ombra, prova a riempire i vuoti, a dire il non detto di quelle epoche dimenticate e decadenti.

Una moneta… Voglio consigliare qui un interessante blog che segue la storia proprio come Kavafis in questa poesia. Ricostruisce il passato partendo da quei pochi grammi di metallo, spesso vile, allarga l’orizzonte da quei ritratti, da quei disegni coniati sul tondello in una sospensione tra passato e presente: è “Grammi di storia – La storia raccontata dalle monete” di Adriano Parracciani, una lettura davvero piacevole e avvincente.

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LA FRASE DEL GIORNO
Certe volte mi sembra che l'intera storia universale non sia che un libro illustrato il quale rispecchia il più cieco e il più acceso desiderio degli uomini: il desiderio di oblio
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HERMANN HESSE, Il pellegrinaggio in Oriente

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