venerdì 9 luglio 2010

P.S. E così dimenticammo le rose

DINO CAMPANA

IN UN MOMENTO

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

P.S. E così dimenticammo le rose.
(per Sibilla Aleramo)

(da “Canti orfici”, 1928)

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Dino Campana conobbe la scrittrice Sibilla Aleramo nell’estate del 1916 – lui trentenne, lei sulla soglia dei quaranta – e intrecciò con la donna una relazione che risulterà appassionata e tumultuosa, pur nella sua brevità. All’inizio del 1917, dopo un incontro a Marradi nel periodo di Natale, l’amore tra il poeta e la scrittrice si interruppe definitivamente. Di lì a poco Campana entrerà nell’Ospedale psichiatrico di Castel Pulci.
Questa bellissima poesia resta a testimonianza di quell’amore irrazionale e impossibile secondo le convenzioni morali dell’epoca. Nel suo illogico esistere a dispetto della differenza di età e della malattia del poeta, dimostra, a noi che leggiamo quei versi del 1917 con la mentalità di un secolo dopo, ancora una volta la forza irresistibile testimoniata anche da Shakespeare in “Romeo e Giulietta”: «Con le ali dell'amore ho volato oltre le mura, perché non si possono mettere limiti all'amore e ciò che amor vuole amore osa».

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Vladimir Tretchikoff, “Weeping rose”

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LA FRASE DEL GIORNO 

Quando l'amore se ne va, allora si sente il bisogno di affermarlo.
IGINIO UGO TARCHETTI, Fosca

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