mercoledì 28 luglio 2010

Borges e il soldato

JORGE LUIS BORGES

UN SOLDATO DI LEE

L’ha raggiunto una palla sopra la riva
D’una chiara corrente di cui il nome
Ignora. Cade bocconi (è vera
La storia, e più d’un uomo fu quell’uomo.)
La brezza d’oro muove gli oziosi
Aghi delle pinete. La paziente
Formica scala il volto indifferente.
Sale il sole. Già molte cose cambiarono
E molte cambieranno sino a questo
Giorno dell’avvenire in cui ti canto.
Per te, che senza il beneficio del pianto
Sei caduto, come cade un uomo morto,
Non c’è marmo, che custodisca la tua memoria;
Sei piedi di terra sono la tua oscura gloria.

(da “Tutte le poesie”, Meridiani Mondadori, 1985)

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Guerra di Secessione americana. Un soldato confederato con la sua uniforme grigia, cade sulla sponda di un fiume, lontano da casa, colpito da una palla di cannone o di moschetto. La vita, tutt’intorno, continua come se nulla fosse accaduto, come se quella morte fosse estranea alla natura, al tempo che continua a scorrere con le sue piccole cose. Una scena ripetutasi più volte.

Secondi, minuti, ore, giorni, mesi, anni, un secolo. E da quel giorno ignoto tra il 1861 e il 1864 – poteva essere a Fredericksburg, a Chancellorsville, ad Antietam o a Gettysburg o a Chikamauga o chissà dove – si discende fino al tempo in cui Jorge Luis Borges scrive la poesia: tante cose sono cambiate, il progresso ha portato nuove tecnologie e nuove scoperte che facilitano la vita e nuove terribili armi. Il poeta constata l’inutilità del sacrificio del soldato che fu agli ordini del generale Robert E. Lee: vano e doloroso come ogni guerra.

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La battaglia di Chikamauga © Libreria del Congresso

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LA FRASE DEL GIORNO
Se nella battaglia senti l'odore della terra, invece di quello degli spari, per te ci può essere salvezza
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CARLO SGORLON, L’armata dei fiumi perduti

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