mercoledì 30 giugno 2010

Parla il Naviglio

DELIO TESSA

NAVILI

Essus quella trombetta! Nanca pu
sul fa della mattina poss dormì,
d'ora in ora l'è chi come ona sveja...
me sera giust carpiaa, voltava via
pena, pena on'ideja
e... tracch... quella trombetta besiosa!

Tucc riven chi... la tosa
che se galena... el páder che se spara...
ah, caro ti... el tombon... viva el tombon
de San March... viva i temp d'Ara-Bell'Ara!

...Te dormet eh... te dormet... impastada
de sogn te see... de quand t'ho congnossuda,
semper insormentida te see stada...
...anca a vess dessedada,
anca a avella vedüda
la vita come mi... ah quell fass stringa
della ghirba a tirà
sira... párlomen minga!!

NAVIGLIO – E dài con quella trombetta! Neanche più / sul far del mattino posso dormire, / d’ora in ora è qui come una sveglia… / mi ero appena appisolato, mi ero voltato / appena, appena un po’ / e… tracch… quella trombetta rabbiosa! // Arrivano tutti qua… la ragazza / che si avvelena… il padre che si spara… / ah, caro te… il Tombone… viva il Tombone / di San Marco, viva i tempi di una volta! // Dormi eh… dormi… impastata / di sogni sei… da quando ti ho conosciuta, / sempre pigra sei stata… / … anche ad essere svegliata, / anche ad averla vista / la vita come me… ah quel logorarsi / la vita per tirare / la sera! Non ne parliamo!!

(da “Poesie nuove ed ultime”, 1947)

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È il Naviglio a parlare in questa poesia del milanese Delio Tessa (1886-1939). Il dialetto meneghino è però il vero protagonista dell’opera di Tessa, che fu avvocato e Giudice Conciliatore: il linguaggio popolare dà varietà e ricchezza allo stile, infondendo spontaneità e mordente ai versi.

E dunque il Naviglio, stanco e accaldato in una notte di luglio, non riesce a dormire: sulle sue rive è un continuo giungere di autoambulanze che portano al Pronto Soccorso gli sventurati stanchi della vita. C’è la ragazza che si è avvelenata, il padre di famiglia che si è sparato. Con una punta d’amarezza, il Naviglio rimpiange i bei tempi in cui non era stato ancora coperto il Tombone di San Marco, il punto cittadino in cui le acque erano più profonde e dove si gettavano i suicidi, proprio a fianco dell’omonima chiesa, nel quartiere di Brera. E allora si rivolge all’acqua che scorre lenta e pigra: a che gioverebbe svegliarsi, vedere la vita?

A Delio Tessa è dedicata una via di Milano, i pochi passi che da Corso Garibaldi portano alla chiesa di San Simpliciano. Il Tombone di San Marco – è quasi inutile dirlo – è lì a poche centinaia di metri…

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Milano, il Naviglio Grande – fotografia © Giustino

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LA FRASE DEL GIORNO
Le più belle, le più efficaci parole rimangono, se ne vanno le altre. Il popolo non teme i neologismi; li ama, li cerca, li forma. Una lingua senza nuovi apporti è un organismo che vive di cellule morte.
DELIO TESSA

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