sabato 26 giugno 2010

Il canto vero di Fortini


FRANCO FORTINI

ARTE POETICA

Tu occhi di carta tu labbra di creta
tu dalla prima saliva malfatto
anima di strazio e ridicolo
di allori finti e gesti
tu di allarmi e rossori
tu di debole cervello
ladro di parole cieche
uomo da dimenticare
dichiara che il canto vero
è oltre il tuo sonno fondo
e i vertici bianchi del mondo
per altre pupille avvenire.
Scrivi che i veri uomini amici
parlano oltre i tuoi giorni che presto
saranno disfatti. E già li attendi. E questo
solo ancora è il tuo onore.
E voi parole mio odio e ribrezzo,
se non vi so liberare
tra le mie mani ancora
non vi spezzate.

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Franco Fortini, poeta fiorentino nato nel 1917 e scomparso nel 1994, era una coscienza inquieta e lo dimostra in questa sua testimonianza sull’arte poetica. Come nei versi di “Traducendo Brecht”: “La poesia / non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi”. Di fronte allo smarrimento che coglie l’uomo nella società contemporanea, Fortini non ha trovato una contromossa sicura: non l’àncora della fede ebraica, non quella politica, che lo ha tradito con la burocratizzazione del socialismo, con la faccia truce dell’invasione dell’Ungheria, con l’accettazione della mitologia capitalistica. Il poeta si venne così a trovare in polemica continua con i compagni di viaggio, non intenzionato a sottostare agli ossequi alla ragion di stato, al supino adeguarsi alle decisioni dei vertici di partito.

Ecco dunque la sua “arte poetica”, antilirica e negativa, per esprimere l’alto con il basso, il sublime con l’infimo, l’anima con il corpo.

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 image

Giorgio De Chirico, “Il poeta e la sua Musa”

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivi mi dico, odia / chi con dolcezza guida al niente / gli uomini e le donne che con te si accompagnano / e credono di non sapere.  
FRANCO FORTINI, Una volta per sempre

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