domenica 16 maggio 2010

La nostalgia di De Libero


LIBERO DE LIBERO

LETTERA D'ESTATE

Alla cicala delle mie colline
così stordita nella macchia afosa,
voglio tornare alle mie contrade
dove l'ulivo è amico mio celeste.
Con le selve laggiù complotta l'aria
contro i colombi che gelosi vanno
nel cielo innamorato delle rondini:
laggiù cresce la pietra come rosa,
la bella età del giorno si riposa
e in ogni zolla è un seme di furore.
Puledra ondosa della mia pianura,
per acqua e fuoco scalpita il tuo odore
e brulica l'erba, ogni frutto si dona.
Fa luce d'uva e l'arancio straripa
versi di foglie dettando alle strade,
veglia il bufalo con occhi di spiga
e il monte è un mandriano smemorato.
Alla mia lingua spinosa più del cardo
scordata per un'altra così liscia,
voglio tornare alla mia gente amara.

(da "Sono uno di voi", 1963)

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È una dichiarazione d’amore alla propria terra, la Ciociaria, e alle proprie radici questa di Libero De Libero, poeta nato a Fondi nel 1906 e poi trasferitosi a Roma, dove si spense nel 1981 dopo una vita di critico d’arte, insegnante e letterato. Il suo discorso è volutamente scabro, come scabri sono i luoghi che rimpiange, ma vira verso i territori del fantastico e del sogno, diventando ieratico quando inventaria gli oggetti della propria terra, che appaiono come arcane e misteriose divinità: la natura si dispiega con tutta la sua meraviglia, con la sua presenza selvaggia e arcaica. È una poesia di memoria e dolce nostalgia, dove resta, come rilevò Piero Chiara, un “doloroso accento sempre affiorante”.

 

 image

Fotografia © Antiqua Mens

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LA FRASE DEL GIORNO
Forestiero, il tempo fa montagna / e tu gridi ai suoi boschi e il muro / di casa è lontana bandiera.

LIBERO DE LIBERO, Il libro del forestiero

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