LIBERO DE LIBERO
LETTERA D'ESTATE
Alla cicala delle mie colline
così stordita nella macchia afosa,
voglio tornare alle mie contrade
dove l'ulivo è amico mio celeste.
Con le selve laggiù complotta l'aria
contro i colombi che gelosi vanno
nel cielo innamorato delle rondini:
laggiù cresce la pietra come rosa,
la bella età del giorno si riposa
e in ogni zolla è un seme di furore.
Puledra ondosa della mia pianura,
per acqua e fuoco scalpita il tuo odore
e brulica l'erba, ogni frutto si dona.
Fa luce d'uva e l'arancio straripa
versi di foglie dettando alle strade,
veglia il bufalo con occhi di spiga
e il monte è un mandriano smemorato.
Alla mia lingua spinosa più del cardo
scordata per un'altra così liscia,
voglio tornare alla mia gente amara.
(da "Sono uno di voi", 1963)
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È una dichiarazione d’amore alla propria terra, la Ciociaria, e alle proprie radici questa di Libero De Libero, poeta nato a Fondi nel 1906 e poi trasferitosi a Roma, dove si spense nel 1981 dopo una vita di critico d’arte, insegnante e letterato. Il suo discorso è volutamente scabro, come scabri sono i luoghi che rimpiange, ma vira verso i territori del fantastico e del sogno, diventando ieratico quando inventaria gli oggetti della propria terra, che appaiono come arcane e misteriose divinità: la natura si dispiega con tutta la sua meraviglia, con la sua presenza selvaggia e arcaica. È una poesia di memoria e dolce nostalgia, dove resta, come rilevò Piero Chiara, un “doloroso accento sempre affiorante”.
Fotografia © Antiqua Mens
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LA FRASE DEL GIORNO
Forestiero, il tempo fa montagna / e tu gridi ai suoi boschi e il muro / di casa è lontana bandiera.
LIBERO DE LIBERO, Il libro del forestiero
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