giovedì 13 maggio 2010

Dopo la festa

CORRADO GOVONI

LA TROMBETTINA

Ecco che cosa resta
di tutta la magia della fiera:
quella trombettina,
di latta azzurra e verde,
che suona una bambina
camminando, scalza, per i campi.
Ma, in quella nota sforzata,
ci son dentro i pagliacci bianchi e rossi,
c'è la banda d'oro rumoroso,
la giostra coi cavalli, l'organo, i lumini.
Come nel sgocciolare della gronda,
c'è tutto lo spavento della bufera,
la bellezza dei lampi e dell'arcobaleno;
nell'umido cerino d'una lucciola
che si sfa su una foglia di brughiera,
tutta la meraviglia della primavera.

(da “Quaderno dei sogni e delle stelle”, 1924)

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“Ho sempre amato le cose tristi, la musica girovaga, i canti d’amore cantati dai vecchi nelle osterie, le preghiere delle suore, i mendichi pittorescamente stracciati e malati, gli autunni malinconici pieni di addii…” scriveva Corrado Govoni a un amico nel 1904. Una predisposizione dunque innata alla malinconia crepuscolare, che resterà sotto traccia anche quando si cimenterà con i temi del Futurismo. La tristezza che segue la festa, il circo, la banda di questa poesia sono dunque consoni alle sue corde, e Govoni ne approfitta per cimentarsi sul tema con la sua predilezione per le analogie, per gli inventari di oggetti, per le immagini evocate.

Questa prolissità è anche il suo limite: l’abbandono gioioso all’immagine è privo della capacità di scegliere, di sottacere, che sarà cara agli Ermetici, cui Govoni apre la strada.

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Raoul Dufy, “Les passants”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ecco è fuggito | il dì festivo, ed al festivo il giorno | volgar succede, e se ne porta il tempo | ogni umano accidente.
GIACOMO LEOPARDI, Canti

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