sabato 8 maggio 2010

Alpini a Bergamo

È in corso a Bergamo l’83a Adunata Nazionale degli Alpini, che farà probabilmente segnare un inarrivabile record di presenze: in città per domani, giornata che culminerà con la lunghissima sfilata per le vie del centro, sono attese almeno cinquecentomila persone. Tutti i palazzi, tutte le strade sono pavesate di tricolori ormai da settimane, e non solo a Bergamo, ma in tutta la provincia e nelle zone limitrofe. Una bella risposta a chi non crede nel Centocinquantenario dell’Unità d’Italia viene proprio dalla Città dei Mille, che fornì il maggior numero di volontari alla spedizione di Garibaldi del 1859. E infatti l’Adunata del 2011 si terrà a Torino, il 7 e 8 maggio, nell’ambito dei festeggiamenti ufficiali.


Perché gli Alpini amano l’Italia, questa loro Patria, rigorosamente in maiuscolo, che si traduce in migliaia di comuni dove la presenza delle “penne nere” è da sempre sinonimo di altruismo, di solidarietà, di pace. Sì, di pace: perché come è evidenziato in moltissimi canti alpini, in loro non c’è odio, non c’è tracotanza, non c’è spirito guerriero nel senso peggiore. C’è amore alla vita, c’è la rassegnata accettazione del dovere, c’è il ricordo dei propri famigliari, c’è la perenne memoria dei commilitoni lasciati sui campi di battaglia, c’è la solidarietà, c’è il senso dell’onore, c’è un sentimento religioso che si esprime nella frase evangelica “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”.

Un amore che va anche contro gli ostacoli apparentemente insormontabili, contro la rassegnazione e l’indifferenza, contro i soprusi, come recitano questi versi della “Preghiera del Ribelle”, scritta dal Beato Teresio Olivelli, sacerdote che passò dall’impegno nel fascismo alla guerriglia partigiana sui monti e che finì i suoi giorni in un campo di sterminio nazista: “Sui monti ventosi e nelle catacombe delle città, / dal fondo delle prigioni / noi Ti preghiamo. / Sia in noi la pace che Tu solo puoi dare. / Dio della pace e degli eserciti, / Signore che porti la spada e la gioia / ascolta la preghiera di noi / ribelli per amore”.

Ecco perché gli Alpini sono in prima linea quando c’è da ricostruire. L’elenco delle catastrofi in cui sono intervenuti comincia ad essere ahimè molto lungo: Friuli 1976, Valtellina 1987, Armenia 1989, Piemonte 1994, Abruzzo 2009 solo per citare le più note. Dove c’è bisogno l’Alpino c’è, dove c’è da dare una mano, è presente, perché è nel suo DNA questo sacrificarsi per gli altri, caratteristica comune alle genti di montagna. Colletta alimentare, iniziative locali, l’Ospedale da campo, la Protezione civile, pulizia di boschi e di torrenti, ripristino di sentieri e strade segnati dalle frane: l’Alpino non lesina i suoi aiuti, si mette a disposizione.

E allora oggi e domani eccoci a fare festa, a incontrare vecchi amici, a socializzare con la gente del posto: a Bergamo è facile, sono tutti Alpini! Ma le Adunate che più mi sono rimaste nel cuore sono quelle lontane, quelle che mi hanno riempito di gioia per l’affetto della gente. Pescara nel 1989, Bari nel 1993, Catania nel 2002, Latina nel 2009. Mio papà ricorda commosso quella di Napoli del 1974. Perché non è un mettersi in mostra, non vuol dire sfilare per essere ringraziati, è un messaggio alla nazione: ovunque c’è bisogno, potete contare su di noi, dalle Alpi a Lampedusa.


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Fotografie e loghi © ANA

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LA FRASE DEL GIORNO
Vi diranno che sono patrioti. Ma se gli chiedete della Patria, vi parlano del loro pae­se. Come si può fare sulle Alpi a riconoscere le patrie? Di qua o di là della frontiera al diritto o all'inverso della montagna. Lo stesso cielo, lo stesso bosco, lo stesso pra­to. E se si confina coi tedeschi si parla anche tedesco, se coi francesi si parla anche francese. Le patrie si imparano a scuola, si conoscono nelle storie. 
DNA ALPINO, ispirato a uno scritto di Curzio Malaparte

4 commenti:

concetta t. ha detto...

una bellissima dichiarazione d'Amore...

DR ha detto...

è proprio vero: lo è. Amore per la vita, per la montagna, per l'Altro.

Giorgio ha detto...

Solo una precisazione su Teresio Olivelli. Egli è stato un Alpino, Medaglia d'oro la cui causa di Beatificazione è in corso (non è ancora Beato, ce lo auguriamo). E' l'autore della Preghiera del Ribelle, ma non era un sacerdote, ma un laureato in Giurisprudenza, iscritto all'Azione cattolica. Quindi non (ancora) Beato e Non sacerdote, ma fervente credente.

DR ha detto...

Ti ringrazio, Giorgio. Citavo a memoria da una messa di Mons. Barbareschi. Quelli di Bergamo 2010 erano giorni intensi e non ho avuto purtroppo tempo di fare una revisione.

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