martedì 27 aprile 2010

Un viaggio negli Anni ‘60

UMBERTO PIERSANTI

PER UN'ESTATE DEGLI ANNI '60

Non era ad aprile questo vento intirizzito
lo spessore grigio degli spruzzi
i vicoli verdastri di pomeriggi
lenti, appiccicati sulle tele
e la pelle dell’estate ambrata
splendida per i soli artificiali
di notturne balere cerchiate
da una campagna ostinata
alle ferite di metalli lucidi
del cemento invetriato, all’insulto
di carte argentate, delle plastiche sparse
un’estate ormai languida, dissolta
in scroscio potente d’acqua.
Avevo saputo allora del surf
le moschee di calce di Marrakech
a luglio t’eri oscurato ad Agadir
il biondo aristocratico della pelle
a causa della sabbia e per il corallo
bluastro sotto le rupi di mare
quindi, prima della fine d’estate
senza ragione eri venuta
in queste mie piazze luminose
composte tra chiari palazzi
della Rinascenza e valli
d’Appennino zeppe di pievi.
Intatto di rupi e rocche
scendemmo per stradini nel Montefeltro
a piedi, i tuoi calzoni bianchi attillati
i primi così sexy dalla città
presagio d’altri decenni e differenti.
Era l’ultimo atto d’adolescenza
alla dolcezza scoperta delle membra
il centro della carne già pervenuto
nei languori umidi dei pomeriggi
una spossatezza adulta.
Le gocce frantumate nelle cole
il libro di Pavese sopra il letto
nell’albergo deserto erano i tuoi vestiti
splendidi e fitti come mai visti.
Jet-society era una parola sconosciuta
la sera che partivi da Fiumicino
un aeroporto di luci nel settembre.

1972

(da “Tra alberi e vicende”, Archinto)

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Umberto Piersanti ci proietta in un viaggio nel tempo e la macchina che consente questo miracolo è la poesia: grazie a questi versi dalla costruzione quasi labirintica, delinea un paesaggio dell’anima, quello della sua città, Urbino, e del Montefeltro, nel quale si innesta una storia d’amore colta nel minimalismo della sua dimensione esistenziale.

È un’estate degli Anni Sessanta, di quelle che ritroviamo in vecchie commedie balneari, con il juke-box che suona “Una rotonda sul mare”, “Abbronzatissima”, “Sapore di sale”. Un’epoca di benessere e di boom economico, ancora spensierata, l’età d’oro sospesa tra gli affanni della ricostruzione e i duri anni politici del terrorismo. È una società che cambia, che si automatizza e che guarda all’America, una società dove il ruolo della donna inizia ad assumere una valenza diversa. E la rivoluzione culturale può cominciare anche da un paio di pantaloni bianchi sexy e attillati.

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Immagine © Vespa

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LA FRASE DEL GIORNO
Solo ciò che è trascorso o mutato o scomparso ci rivela il suo volto reale.
CESARE PAVESE, Racconti, Terra d’esilio

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