venerdì 23 aprile 2010

L’amore di Attilio Bertolucci


ATTILIO BERTOLUCCI

PORTAMI CON TE

Portami con te nel mattino vivace
le reni rotte l'occhio sveglio appoggiato
al tuo fianco di donna che cammina
come fa l'amore,

sono gli ultimi giorni dell'inverno
a bagnarci le mani e i camini
fumano più del necessario in una
stagione così tiepida,

ma lascia che vadano in malora
economia e sobrietà,
si consumino le scorte
della città e della nazione

se il cielo offuscandosi, e poi
schiarendo per un sole più forte,
ci saremo trovati
là dove vita e morte hanno una sosta,

sfavilla il mezzogiorno, lamiera
che è azzurra ormai
senza residui e sopra
calmi uccelli camminano non volano.

(da “Viaggio d’inverno”, 1971)

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È l’amore che passa avanti a tutto, che va a costituire un’oasi dove rifugiarsi dalle contingenze del mondo, dove anche la legge del tempo riesce a essere sospesa per qualche ora. Attilio Bertolucci, sessantenne quando scrisse questi versi, chiede alla moglie di abbandonarsi a questa onda d’amore, di poterla accompagnare, anche solo nella sua memoria, in giro per la città sul finire dell’inverno, senza altri pensieri.

Un amore sensuale ed esclusivo, che trascende la realtà e vive come una cicala d’estate, senza mettere da parte nulla per l’avvenire. Il vero amore che basta a se stesso e chiude egoisticamente fuori tutto il resto, registrandolo semmai come puro fatto statistico.

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Fotografia © Lonelyplanet

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore, che è egoismo in due, sacrifica tutto a sé e vive di menzogne.
RAYMOND RADIGUET, Il diavolo in corpo

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