giovedì 11 marzo 2010

Orazio e l’etera

CONSTANTINOS KAVAFIS

ORAZIO AD ATENE

Nella camera dell'etera Lea
tra l'eleganza, il lusso e il letto molle,
un giovane, i gelsomini in mano, parla.
Molte pietre gli adornano le dita,

veste di bianco, un abito di seta
con ricami anatolici dorati.
La lingua è l'attico, si sente,
ma un lieve accento nella sua pronuncia

tradisce ch'è del Tevere, del Lazio.
Il giovane professa il proprio amore
e l'ateniese ascolta silenziosa

il suo eloquente innamorato Orazio
e del grande italiano la passione
con mondi nuovi di Bene la seduce.

Kavafis era molto abile nel rendere contemporaneo il periodo della grandezza ellenica. Riusciva a ricostruire nel tessuto del XX secolo quell’era di splendore culturale e storico che portò la Grecia al centro del mondo nel lungo evo che va dalle polis all’impero bizantino. Questo sonetto è un ritratto, l’omaggio al grande poeta latino Orazio, colto nel quotidiano, nell’atto di rivelare il proprio amore a un’etera, una cortigiana di raffinata educazione che faceva da accompagnatrice all’uomo importante nella vita sociale. Sì, proprio quelle che le cronache degli ultimi tempi chiamano “escort”: avevano una grande considerazione nella società greca, godevano dello stato di persone libere, a differenza delle prostitute, e venivano profumatamente pagate per i loro servigi. Nulla di nuovo sotto il sole: neppure la fama del “maschio latino”, elegante, passionale ed eloquente.

. Affresco dalla Casa dei Casti Amanti a Pompei

.

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LA FRASE DEL GIORNO
Nessuno nasce senza vizi: migliore è chi è colpito dai più leggeri.
ORAZIO, Satire, I, 3

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