venerdì 12 marzo 2010

Brodskij in una cabina telefonica

 

IOSIF BRODSKIJ

SONETTO

Peccato che per te la mia esistenza
diventata non sia quello che invece
per me la tua esistenza è diventata.
...Dal mio deserto vecchio un'altra volta

lancio in un cosmo di filo spinato
un mio soldino stemmato, tentando
di celebrare disperatamente
un momento d'accordo... Chi non sa

sostituire il mondo con se stesso,
gira il disco sbrecciato del telefono,
come fa il medium, con il tavolino,

in cerca d'un fantasma che risponda,
facendo eco agli ultimi lamenti
d'una sirena in corsa nella notte.

(da Fermata nel deserto, 1967 – Traduzione di Giovanni Buttafava)

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È notte, una notte a Leningrado negli Anni ‘60. Un uomo infila una moneta da tre copechi nella fessura di un apparecchio telefonico. È innamorato e su quella moneta d’ottone che porta lo stemma del paese che egli, non a torto, giudica repressivo e illiberale ripone le sue speranze, ben sapendo che le affida a una linea che può portare altro dolore, quello di un amore che non risponde e che lo lascerà nel deserto della sua esistenza. Il gesto meccanico di formare il numero sul disco del telefono è quello di chi si affida a una seduta spiritica, ugualmente incerto e vano.

Quell’uomo in una cabina telefonica è il poeta russo Iosif Brodskij (1940-1996). Sconterà cinque anni di lavori forzati e nel 1972 emigrerà negli Stati Uniti. Nel 1987 l’Accademia Svedese lo onorerà con il Premio Nobel per la Letteratura.

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LA FRASE DEL GIORNO
Che dirò dell'Amore? È il nome che si dà al dolore per consolare coloro che soffrono.
PIERRE LOUΫS, Afrodite

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