martedì 23 febbraio 2010

Un bagliore che prude

JANET FRAME

IN UN MONDO DI GRANATO

In un mondo di granato
qualcosa turba la roccia
- un'eruzione, un bagliore che prude
che non dormirà e non sarà placato,
un cielo notturno di stelle senza cielo
o notte; e le stelle che pungono.

Questa roccia un tempo invisibile
nel suo fiume di ghiaccio, ora è malata.
Un uomo si arrampica all'altezza delle nuvole
per coglierne uno sguardo,
per far rinvenire questo incurabile colore di sangue,
infezione di luce.

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La scrittrice neozelandese Janet Frame, scomparsa a 70 anni nel 2004, due volte candidata al Premio Nobel, amava esplorare l'alienazione e l'isolamento. La sua vicenda ricorda molto quella della nostra Alda Merini: disagio psichico e lungo ricovero in ospedale psichiatrico tanto da arrivare fino alla soglia dell'elettrochoc.

Qui coglie un vago ma profondo malessere, un malore che colpisce addirittura l'inanimato, la roccia. La Frame lavora su questo suo simbolismo e porta avanti l'analogia, arrivando alla fine a intravedere non una via d'uscita, perché “incurabile” è il “colore di sangue”, ma un istante di condivisione, quello di un uomo che dall'alto osserva. Ciò che, alla fine, tutti noi inconsciamente speriamo: non essere lasciati soli nella sofferenza.

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Eruzione del Niyragongo © Nova

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LA FRASE DEL GIORNO
Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangano sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.
DINO BUZZATI, Il deserto dei Tartari

2 commenti:

nidia ha detto...

La roccia e' viva e trasuda sangue: un universo di pietra a noi affine

DR ha detto...

il dolore di un mondo inanimato, c'è molto da imparare...

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