lunedì 15 febbraio 2010

Marino Moretti nel grigio

MARINO MORETTI

A CESENA

Piove. È mercoledì. Sono a Cesena,
ospite della mia sorella sposa,
sposa da sei, da sette mesi appena.

Batte la pioggia il grigio borgo, lava
la faccia della casa senza posa,
schiuma a piè delle gronde come bava.

Tu mi sorridi. Io sono triste. E forse
triste è per te la pioggia cittadina,
il nuovo amore che non ti soccorse,

il sogno che non ti avvizzì, sorella
che guardi me con occhio che s'ostina
a dirmi bella la tua vita, bella,

bella! Oh bambina, o sorellina, o nuora,
o sposa, io vedo tuo marito, sento,
oggi, a chi dici mamma, a una signora;

so che quell'uomo è il suocero dabbene
che dopo il lauto pasto è sonnolente,
il babbo che ti vuole un po' di bene...

«Mamma!» tu chiami, e le sorridi e vuoi
ch'io sia gentile, vuoi ch'io le sorrida,
che le parli dei miei vïaggi, poi...

poi quando siamo soli (oh come piove!)
mi dici rauca di non so che sfida
corsa tra voi; e dici, dici dove,

quando, come, perché; ripeti ancora
quando, come, perché; chiedi consiglio
con un sorriso non più tuo, di nuora.

Parli d'una cognata quasi avara
che viene spesso per casa col figlio
e non sai se temerla o averla cara;

parli del nonno ch'è quasi al tramonto,
il nonno ricco, del tuo Dino, e dici:
«Vedrai, vedrai se lo terrò di conto»;

parli della città, delle signore
che già conosci, di giorni felici,
di libertà, d'amor proprio, d'amore.

Piove. È mercoledì. Sono a Cesena,
sono a Cesena e mia sorella è qui
tutta d'un uomo ch'io conosco appena.

tra nuova gente, nuove cure, nuove
tristezze, e a me parla... così,
senza dolcezza, mentre piove o spiove:

«La mamma nostra t'avrà detto che...
E poi si vede, ora si vede, e come!
sì, sono incinta... Troppo presto, ahimè!

Sai che non voglio balia? che ho speranza
d'allattarlo da me? Cerchiamo un nome...
Ho fortuna, è una buona gravidanza...».

Ancora parli, ancora parli, e guardi
le cose intorno. Piove. S'avvicina
l'ombra grigiastra. Suona l'ora. È tardi.

E l'anno scorso eri così bambina!

(da “Poesie scritte col lapis”, 1910)
.
Grigio borgo. Basta questa descrizione a definire l’atmosfera che avvolge questa poesia e che la definisce tutta nel suo crepuscolare dipanarsi. E crepuscolare era Marino Moretti, ma a differenza di altri esponenti della corrente fin de siècle non ironizza sul mondo provinciale e piccolo-borghese che descrive: la casa dove la sorella sposata si è trasferita e dove ora è in visita. E neppure ne fa un altare come il buon rifugio di Gozzano. Ne è assolutamente estraneo: la mediocrità e la monotonia di quella vita non gli appartengono, così come non gli appartengono le beghe tra nuora e suocera, le questioni di interesse, la routine matrimoniale di quelle creature vinte, di quegli esseri umbratili.
E quel grigiore, rimarcato ancora nel penultimo verso, è ben simboleggiato anche dallo stile, volutamente piatto e discorsivo, magistralmente reso da Moretti con le frequenti cesure e gli enjambements (l’andare a capo che spezza l’unità del discorso) che spezzano l’endecasillabo.

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LA FRASE DEL GIORNO
Prima di dover subire la vita, bisognerebbe farsi narcotizzare.
KARL KRAUS, Detti e contraddetti

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