sabato 13 febbraio 2010

Julio Flórez innamorato

JULIO FLÓREZ

QUANDO LAGGIÙ, LAGGIÙ SUI MARI PROFONDI

Quando laggiù, laggiù sui mari profondi,
da sola tu pensi al mio grande dolore,
se esali un sospiro per i miei affanni,
questo sospiro mandamelo sulle onde.

Quando il sole con i suoi raggi dall'oriente
ricama le trine e le garze di nebbie,
se mormori una preghiera per l'assente,
lascia che me la conducano le rondini.

Quando la sera perde le tristi vesti
e tornano cenere le nubi rosse
mandami un bacio ardente sopra le ali
delle foglie che giocano nella brezza.

Così io, quando la notte stende il suo manto,
io, che porto nell'anima le sue mute orme,
con i lamenti ti invierò un dolce canto
nella tremolante luce delle stelle.

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Ancora una poesia del colombiano Julio Flórez. Lo avevamo lasciato a meditare sull’infinito e sull’eterno davanti a un tramonto in una sera nebbiosa d’inverno. Lo ritroviamo ancora davanti ad un tramonto, a una sera che si scioglie lentamente nell’oscurità abbandonando la sua grazia di nubi rosse in un indefinito colore di cenere. Julio Flórez ora pensa all’amore, unico mezzo per alleviare il suo dolore: l’amata è lontana, molto lontana, di là dal mare. Ma l’amore è intenso, ancora più intenso, se è vero che “La lontananza fa all’amore quello che il vento fa al fuoco: spegne il piccolo, scatena il grande”, come scrisse Bussy-Rabutin nel Seicento, ripreso poi da una canzone di Modugno.

Julio Flórez sogna l’amata se la immagina davanti a quel mare invalicabile condividere la sua pena, cercare di alleviarla. Ne vorrebbe i sospiri, le preghiere, i baci. Li sente suoi attraverso gli elementi della natura, le onde, le rondini, il vento e le foglie. E ne trae poesia, un canto che rimanda di là dal mare nel tremolio delle stelle…

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Kath Heywood, “Serenity”

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LA FRASE DEL GIORNO
Gli amori impossibili sono i soli amori duraturi.
MAURICE DENUZIÈRE, Ritorno a Bagatelle

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