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LA FRASE DEL GIORNO
Perché voler definire la pazzia? Che cos'è se non essere pazzi?
WILLIAM SHAKESPEARE, Amleto, II, II
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LA FRASE DEL GIORNO
Riponi in uno stipetto un desiderio: aprilo; vi troverai un disinganno.
LUIGI PIRANDELLO, Novelle per un anno, La vita nuda
John Updike (1932-2009)Fotografia: Midland College Foundation
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LA FRASE DEL GIORNO
Io sono diventato famoso perché altri, nel frattempo, erano morti. Un po' come il vice-presidente che diventa presidente. Io cerco di resistere. Alla fine, però, si resta quasi soli, a sapere come si tiene in mano una penna...
JOHN UPDIKE
Il busto di Gibran ad Erevan, Armenia (da Armeniapedia)
Vedi anche: Il destino della poesia
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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia non è l'espressione di un'opinione. È canto che si leva da una ferita sanguinante o da una bocca sorridente.
KHALIL GIBRAN, Sabbia e spuma
Sopravvissuti a Mauthausen (Fotografia: Alinteri)
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LA FRASE DEL GIORNO
Una volta o l'altra bisognerà pure che il popolo cominci a sentirsi responsabile delle proprie azioni e delle proprie sofferenze.
HERMANN HESSE, Lettera a Paula Philippson, luglio 1945
"L'ultima battaglia della nostra ritirata di Russia, la battaglia della disperazione e della salvezza per sfondare lo sbarramento sovietico a Nikolajewka, iniziò all'una di notte del 26 gennaio 1943".
NUTO REVELLI, La Stampa, 23 gennaio 1963
Ascolto "L'ultima notte" e cammino anch'io con quei soldati, con i sergenti e i capitani che ancora incitano a resistere, con chi ha perso il suo plotone ed è sbandato, con la coperta troppo leggera sulle spalle e un bastone in mano, con il fucile che sega il braccio. Cammino e guardo chi si è fermato per sempre bocconi nella neve sognando l'Italia lontana, chi dà fuori di matto e gioca con la rivoltella, chi butta via tutte le scartoffie della fureria che portava sulla slitta e ci mette i feriti, li copre come può e li trasporta aiutato dal mulo fedele. Centomila, forse più, in marcia nel deserto bianco, tra un giorno e l'altro, tra una notte e l'altra, un po' di riposo in un'isba affollata, a litigare con i tedeschi che vogliono per loro i posti migliori. E poi gli scontri con i partigiani russi, il parabellum e la stufa, il grasso dei mitragliatori.
Nella testa un pensiero solo: casa. La casa, l'Italia, le valli di montagna, i paesi di campagna, le città. La mamma, la moglie, la fidanzata. Casa. Per andare avanti, per non fermarsi e diventare un'altra croce che poi i girasoli copriranno nell'estate russa.
E alla fine, dopo l'ultimo combattimento a Nikolajewka, che oggi è un misero villaggio chiamato Livenka, ecco la meta: C'è il generale Reverberi in piedi su un cingolato tedesco a salutare gli eroici superstiti. Eroici perché sono rimasti vivi: il bollettino delle autorità russe lo conferma: "Il Corpo d'Armato Alpina deve considerarsi imbattuto in terra di Russia". Erano partiti in 60.000, ne sono tornati solo 12.000. Ma ce n'è di strada da percorrere: prima a piedi nella campagna Ucraina, poi sui camion, infine sui treni, per poter arrivare in Italia, a Bolzano, e non essere neanche ringraziati...
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LA FRASE DEL GIORNO
Ma, in una dura giornata di guerra, io credo fermamente di averti intravisto o Signore. Era un ferito grave e già presso a morire. Quando gli tolsero adagio, devotamente, la giubba lacera e sporca apparve la veste atroce e gioconda del sangue che, come un velo liquido e vivo, gli fasciava e rendeva brillanti le membra vigorose e straziate.
Senza parlare mi guardò. I suoi occhi erano colmi di dolore e di pietà, di volontà decisa e di dolcezza infantile. Al fondo vi tremava, attenuandosi, la luce di visioni beate e lontane. Come di bimbo che si addormenta poco a poco. Non altrimenti dovette guardare Gesù dall'altro della croce.
DON CARLO GNOCCHI, Penna nera delle Grigne 140-141, aprile-maggio 1966

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LA FRASE DEL GIORNO
Il rifiuto totale della religione conduce alla dimenticanza dei doveri umani.
JEAN-JACQUES ROUSSEAU, Emilio
Fotografia da Wikipedia
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LA FRASE DEL GIORNO
Determiniamo che una cosa può e deve essere fatta, e poi troveremo il modo.
ABRAHAM LINCOLN, Discorso del 20 giugno 1848


Martha Medeiros, l'autrice di "Lentamente muore"
(Fotografia: Terra Chat)
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LA FRASE DEL GIORNO
La verità è sempre stupida, banale, e non convince mai.
GIOVANNI GUARESCHI, Don Camillo e i giovani d'oggi
Piccadilly Circus at night, 1949 (Fotografia di William Sumits)
Così, dopo l'avventura con Circe e la discesa nell'Ade, Odisseo è tentato nel bel mezzo del Mediterraneo da un canto femminile. Le creature dalla voce melodiosa sono però temibilissime: allettano i marinai e li attirano a schiantarsi contro gli scogli. Sono le Sirene.
Contrariamente all'iconografia che è andata diffondendosi a partire dal Medioevo, non si trattava di splendide donne dalla coda di pesce, ma di esseri mostruosi con testa e petto di donna e corpo di uccello, dotati di un canto dolcissimo. "Le sirene lo stregano con il loro canto soave, sedute sul prato; intorno hanno cumuli d'ossa di uomini imputriditi, dalla carne disfatta": così spiega Circe a Odisseo quello che accade agli sventurati.
La tradizione mitologica considera loro padre Forco, divinità marina, o Acheloo, divinità fluviale, e loro madre una Musa (Calliope, Melpomene o Tersicore) o la Terra. In origine sarebbero state fanciulle compagne di Core (Proserpina), trasformate dopo il rapimento di questa in mostri dalla dea Demetra. Le Sirene erano tre: Partenope, Leucosia e Ligeia, note anche come Aglaofeme, Molpe e Telsiepea, e vivevano su un'isola tra Scilla e Cariddi, nello Stretto di Messina. Secondo altri miti, invece, si trovavano al largo delle Isole Sirenuse, davanti alla costa della Campania. Secondo Apollodoro erano una specie di trio canoro: una suonava la lira, l'altra il flauto, la terza cantava.
Tutte le fonti coincidono invece sul loro scopo, quello di indurre i marinai a raggiungere la loro isola e perirvi. Si uccisero quando Odisseo, turate le orecchie ai compagni con la cera e fattosi legare all'albero maestro, riuscì a passare indenne ascoltando il loro canto.

Illustrazione di G. Mossa
Appare evidente una correlazione con altri miti antichi: le Sirene non sarebbero che le anime dei morti che invitano i vivi a seguirle. Analoga è nell'Antico Egitto la figura di Ba, rappresentata come una grande cicogna detta Jabiru o come un uccello dalla testa umana.
Le prime raffigurazioni risalgono alla pittura vascolare e a sigilli dell'VIII secolo avanti Cristo, più avanti la loro iconografia si lega con il mito di Odisseo, ma appaiono anche come cantanti o suonatrici in lamentazioni funebri su specchi, rilievi, sarcofagi e mosaici. Dal Medioevo cambiano genere, passando dagli uccelli ai pesci: Rubens le raffigura così nello "Sbarco a Marsiglia di Maria de' Medici", esposto al Louvre.

Rubens, "Sbarco a marsiglia di Maria de' Medici", part.
Qualche scienziato poco romantico ha creduto bene di identificarle con il dugongo, mammifero marino dell'ordine dei Sirenidi, simpatico ma francamente bruttino e dalla voce sgraziata, parente del tricheco e del lamantino.
Ah, per quelli che giungono a questo blog indicando come chiave di ricerca "esistenza sirene" o "scoperta di una sirena vera" naturalmente le Sirene, non esistono... O no?
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LA FRASE DEL GIORNO
Crudele è la bellezza.
PLATONE, Cratilo
Con il trascorrere degli anni sono cambiate molte cose: nel 1972 la Motown abbandonò Detroit per Los Angeles, nel 1988 venne incorporata dalla MCA. Oggi ha sede a New York ed è una società indipendente della Universal Music.
Ma lo stile Motown resta inconfondibile...
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LA FRASE DEL GIORNO
Siamo gente da blues. E il blues non lascia che mai la tragedia abbia l'ultima parola.
WYNTON MARSALIS, Smithsonian Magazine, Novembre 2005 (dopo Katrina)
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UNA PICCOLA NOTA: "Il canto delle sirene" oggi compie un anno. Dal primo post, "Tanto per cominciare", pubblicato il 12 gennaio 2008, si è evoluto e ha assunto una sua fisionomia ben definita, lasciando le poesie amatoriali ad un blog appositamente dedicato, "Assolo di poesia".
A chi è capitato qui per caso, a chi frequenta o ha frequentato queste pagine, ai lettori del "Canto delle sirene" insomma, voglio esprimere il mio grande grazie.
Daniele
Frederick Leighton, "Flaming June"* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Il sogno è la valvola attraverso cui tutto ciò evapora con bollori febbrili, con un vapore da fornace e con immagini fluttuanti subito dileguantisi. Da codeste visioni alcuni escono raggianti, altri, storditi, sconcertati di ritrovarsi nella realtà di tutti i giorni.
ALPHONSE DAUDET, Il nababbo
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LA FRASE DEL GIORNO
Sui campi e sulle strade | silenziosa e lieve | volteggiando, la neve cade. | Danza la falda bianca | nell'ampio ciel scherzosa, | poi sul terren si posa stanca
ADA NEGRI, Neve
Fotografia: kweedado2 (licenza GNU)
Benozzo Gozzoli, "Il viaggio dei Magi", Palazzo Medici Riccardi, Firenze 1459-1460
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LA FRASE DEL GIORNO
La bontà è l'unico investimento che non fallisce mai.
HENRY DAVID THOREAU
Fotografia: Jupiter* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Il proverbio è l'ingegno di un uomo e la saggezza di tutti.
BERTRAND RUSSELL