sabato 12 dicembre 2009

Sempre ci sarà poesia

GUSTAVO ADOLFO BECQUER

RIMA IV

Non dite che esaurendo il suo tesoro,
di argomenti priva, ammutolì la lira;
potranno non esserci poeti; ma sempre
ci sarà poesia.

Finché le onde al bacio della luce
palpiteranno ardenti,
finché il sole le frastagliate nuvole
con fuoco e oro visiterà,
finché l’aria nel suo grembo porterà
profumi e armonie,
finché nel mondo ci saranno primavere,
ci sarà poesia!

Finché l’umana scienza non scoprirà
le sorgenti della vita,
e nel mare o nel cielo ci sarà un abisso
che al calcolo resista,
finché l’umanità sempre in cammino
non saprà dove sta andando,
finché ci sarà un mistero per l’uomo,
ci sarà poesia!

Finché si sentirà ridere l’anima,
senza che le labbra ridano;
finché si piangerà, senza che il pianto arrivi
a rannuvolare la pupilla;
finché il cuore e la testa
continueranno la loro battaglia,
finché ci saranno speranze e ricordi,
ci sarà poesia!

Finché ci saranno occhi che riflettano
gli occhi che li guardano,
finché risponderanno le labbra sospirando
alle labbra che sospirano,
finché in un bacio possano sentirsi
due anime unite,
finché ci sarà una bella donna
ci sarà poesia!

(da “Rime”, 1871)

.

Il mondo evolve: è passato dalla scrittura cuneiforme a quella digitale dei computer, dal lineare B miceneo inciso su creta ai dati scolpiti dal laser sul CD. È passato dallo scalpello alla penna d’oca, dalla stilografica alla biro, dalla macchina per scrivere al computer. Molti misteri sono stati risolti, molti altri sono sorti. E le domande fondamentali non hanno avuto risposta.

Questo ci dice il poeta spagnolo Gustavo Adolfo Bécquer: la poesia rimarrà sempre nell’aria, ci sarà sempre un motivo per mettersi a comporre versi: la scelta è vastissima, dagli spettacoli della natura all’interrogarci sulla nostra esistenza, dalle emozioni che ci toccano il cuore all’amore “che move il mondo”. Il mondo ha bisogno di poesia, anzi, il mondo è la poesia…

© Arjonadelia

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia partecipa di ogni cosa proibita della coscienza - ebrezza, amore, passione, peccato - ma tutto riscatta con la sua esigenza contemplativa cioè conoscitiva
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CESARE PAVESE, Il mestiere di vivere, 2 settembre 1944

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