PATRIZIA VALDUGA
VIENI, ENTRA E COGLIMI, SAGGIAMI, PROVAMI…
Vieni, entra e coglimi, saggiami provami...
comprimimi discioglimi tormentami...
infiammami programmami rinnovami.
Accelera... rallenta... disorientami.
Cuocimi bollimi addentami... covami.
Poi fondimi e confondimi... spaventami...
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami... ardimi bruciami arroventami.
Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami...
dissociami divorami... comprovami.
Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra... riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami. (da “Medicamenta”, 1982)
È un bel metodo questo della poetessa veneta Patrizia Valduga: usare un metro antico, la forma classica del sonetto per raccontare compiutamente le sue ossessioni erotiche, le passioni e i turbamenti che l’amore fisico sa dare. La strofa diventa così un mezzo per ordinare e mettere in fila quelle passioni: in questo caso è un susseguirsi di verbi, ben 47, che descrivono con una notevole varietà la prorompente vitalità amorosa. Come scrive nella prefazione alla riedizione di “Medicamenta” del 1989 Luigi Baldacci: «…così come in quasi tutte le opere della Valduga, il rigido schema metrico, costituito dall'alternarsi obbligato di rime e misure sillabiche, serve all'autrice per poter incanalare la piena sensuale che traspare dalle sue composizioni poetiche e per attenuare il suo lessico estremamente crudo ed erotico».
Fotografia © Oliver Dunlop
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LA FRASE DEL GIORNO
Il sentimento è una cosa e l'erotismo un'altra. Ci sono soggetti portati per l'erotismo e soggetti portati per il sentimento. È raro che un uomo e una donna siano portati per tutti e due insieme. In questi casi è il finimondo.
LUIGI MALERBA, Il serpente

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